Bollicine Classicamente Autoctone – Caluso 25 gennaio 2009

Domenica pomeriggio presso l’Enoteca regionale di Caluso si è svolto un interessante laboratorio di degustazione organizzato dall’associazione Anima con la collaborazione dell’Ais Canavese.

Prima della degustazione guidata, condotta dal presidente dell’associazione Gianluigi Orsolani, da Rossano Ferrazano (responsabile dell’ufficio stampa dell’associazione, nonché degustatore e giornalista) e da Domenico Tappero, sommelier e degustatore della delegazione Ais del Canavese, si è svolta la degustazione libera in cui era possibile assaggiare numerose etichette delle aziende adenti all’associazione Anima.

I vini era distribuiti per aree geografiche.. io sono partito dal Centro-Sud Italia e ho iniziato con i Verdicchio e l’Asprinio.
bonciIl primo degustato è stato un Verdicchio Brut di Bonci (Ancona): cristallino, giallo paglierino, pulito al naso, con sentori floreali e leggemente fruttati di frutta a polpa bianca, secco, fresco e sapido in bocca, abbastanza persistente.
Sono poi passato a Verdicchio Extra Brut di Garofoli: cristallino, perlage poco persistente. Scarsa pulizia olfattiva, chiuso (un vago sentore di muffa). In bocca poco corpo, poco persistente, assolutamente deludente (però nella degustazione guidata si è rivelato essere più piacevole)
Infine ho provato l’Asprinio di Grotte del Sole (8 anni sui lieviti): giallo paglierino scarico, con un discreto perlage. AL naso fortemente erbaceo e fruttato.. e in bocca secco sapido e fresco (ma non frschissimo come mi sarei aspettato). Equilibrato, piacevole.

durello_marcatoSuccessivamente ho risalito la penisola e mi sono “fermato” in Lombardia e in Veneto… e la mia impressione è stata che la tradizione del metodo classico di quella zona si faccia sentire maggiormente rispetto ai vini del centro-sud. Infatti nei miei appunti trovo scritto “classico metodo classico”… se nel caso del Verdicchio e dell’Asprinio le differenze sono ragguardevoli, con Lugana e Durello lo scarto si riduce enormemente.
Il primo che ho degustato è stato il Durello di Marcato: giallo paglierino intenso, bel perlage. Sentori fruttati e fragranti, abbastanza classci. Bel corpo, secco e fresco, buona persistenza.
durello_cecchinPoi sono passato al Durello di Cecchin: almeno 36 mesi sui lieviti, giocato più su note minerali e fragranti. In bocca è secco e sapido, non eccessivamente fresco. Buona persistenza.
Infine il Lugana, vitigno che già conoscevo: ho assaggiato il Ca Maiot della Cantina Provenza: è questo il vino di cui ho scritto “classico metodo classico”: perlage fine e persistente, notevole puliza olfattiva e franchezza nei sentori fragranti; secco, fresco, sapido, persistente.
lugana_camaiol
Ho saltato (solo prchè c’erano troppe persone) il Canavese che proponeva i metodi classci di Orsolani e di Cieck (che in parte già conosco) e sono andato direttamente verso una delle mie regioni preferite… la Valle d’Aosta… e finalmente, visto che mo lo ero più volte ripromesso, ho assaggiato i metodi classici della Cave Du Vin Blanc de Morgex et de La Salle: sia il brut sia l’extrabrut sono caratterizzati da un perlage finissimo e persistente, sentori fruttati (pera soprattutto) e una bella sapidità e freschezza in bocca.
vda_met_classSono i vini più “alti” d’Europa (non per niente l’ExtraBrut si chiama Extreme). Al naso sicuramente i più piacevoli (mi viene da dire femminili)…

Poi è partita la degustazione guidata.
Anima (acronimo di Associazione Nazionale Italiana Metodo classico Autoctono) è un’associzione che raccoglie diverse aziende (circa una ventina) sparse sul territorio italiano e si pone come obiettivo primario la difesa e la valorizzazione dei metodi classici ottenuti con vitigni autoctoni, le cui peculiarità non possono (e neppure devono) essere ricondotte ai “classici” metodi classici o Champagne ottenuti con uve tradizionale quali Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier. Al contrario, l’esaltazione della diversità e non la ricerca dell’omologazione con i più conosciuti metodi classici costituisce il punto di partenza dell’associazione e del laboratorio che è stato organizzato.

La “sfida” proposta dagli organizzatori era molto interessante: partendo da 6 vini base fermi bisognava successivamente tentare di trovare tra i 6 metodi classici proposti l’abbinamento, riconoscendo laddove possibile le evoluzioni sia al naso sia in bocca.
SOno stati serviti i seguenti vini:
1) Verdicchio “Podium” – Garofali (Marche)
2) Prié Blanc “Vini estremi” – Cave Du Vin Blanc de Morgex et de La Salle (Valle d’Aosta)
3) Durello Monti Lessini – Marcato (Veneto)
4) Erbaluce di Caluso “Misobolo” – Cieck (Piemonte)
5) Lugana – Olivini (Lombardia)
6) Aspinio di Aversa – Grotta del Sole (Campania)

Tutti i vini si presentavano limpidi (tranne il Durello, ma abbiamo poi scoperto che il prodotto era stato direttametne preso dalle vasche), giallo paglierino più o meno intenso (tranne il Podium più dorato, ma poi ci è stato detto che una parte dell’uvaggio subisce appassimento), con sentori floreali e fruttati, mediamente freschi e sapidi, tutti abbastanza di corpo. Vini comunque giovani e di beva piuttosto facile.

Poi sono arivati i 6 metodi classici: tutti mediamente con un perlage fine e abbastanza persistente, eleganti con sentori fruttati, floreali e fraganti (crosta di pane e brioche) Solo uno si differenziava decisamente, il Durello, per un particolarissimo sentore di affumicato che non si riscontrava nel vino base. Mediamente l’evoluzione da base a metodo classico modificava l’aspetto organolettico, rendendo l’abbinamento difficile. Alla fine comunque l’ordine di servizio dei metodi classici è stato:
1) Erbaluce
2) Lugana
3) Prié Blan
4) Asprinio
5) Durello
6) Verdicchio

Personalmente sono riuscito ad individuare l’Erbaluce (forse perchè è della zona) e il Priè Blanc (mi aveva colpito molto durante la degustazione libera).

In definitiva lo scopo del laboratorio, ossia quello di promuovere prodotti di eccellenza da valorizzare per quello che sono, senza il bisogno di fare il verso ai metodi classici tradizionali, è stato raggiunto; i presenti hanno sicuramente gradito le peculiarità di questi prodotti da autoctoni e le spiegazioni dei relatori sono state sicurmente esaurienti.
I colleghi della delegazione sono stati eccellenti sia nel servizio durante il laboratorio sia nel corso della degustazione libera, offrendo sempre spiegazioni esaurienti per ogni vino proposto in degustazione.

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