I vini di Saint Emilion

La delegazione AIS del Canavese ha organizzato a Caluso una splendida serata avente come soggetto una delle zone più conosciute del panorama vitivinicolo francese: Saint Emilion e i vini a base (principalmente) di Merlot.

Guidati dal sempre scoppiettante e preparatissimo Roberto Leone Pericci, siamo stati condotti in questa degustazione che ha mostrato, in maniera chiara ed inequivocabile, le notevoli differenze che possono essere evidenziate dai “mille vini” di Saint Emilion. Ma nonostante le differenze,il livello qualitativo dei vini proposti in degustazione è stato altissimo.

Saint Emilion, come ci è stato raccontato, è uno dei luoghi più belli ed affascinanti del mondo vitivinicolo, dove tutto è pervaso dallo spirito del vino e dei ritmi della natura, in un tutt’uno dove storia, cultura e territorio danno “un senso” al vino. Ma, contraddittoriamente, Saint Emilion è anche il luogo dove sono nati i cosiddetti “vin de garage”, ottenuti con micro vinificazione, altissime concentrazioni e costi enormi, vini che non tengono in nessun conto del terroir.

La nascita di Saint Emilion come zona di produzione di eccellenza, è storicamente legata al matrimonio tra Eleonora d’Aquitania e Enrico il Platageneto e alla successiva nascita di Giovanni senza Terra che nel 1199 concesse grandissima libertà nel commercio del vino tra Gran Bretagna e Francia. Questo spinse i contadini del luogo ad impiantare la vite in qualunque terreno: anche per questa ragione si spiegano i diversi terroir presenti (calcareo, pietroso e sabbioso). Ma nonostante la tradizione parta da così lontano, i vini di Sain Emilion vennero classificati solo in tempi recenti (1954; si pensi che la prima AOC classificata in francia fu quella del Medoc nel 1855). L’ultima classificazione del 2006 è tutt’ora oggetto di controversie anche di natura legale.

Dopo questa introduzione si è partiti con la degustazione. La successione dei vini è avvenuta in base all’annata.

CHATEAU PAVIE 1998 (70% merlot; 20% cabernet franc; 10% cabernet sauvignon)
Un vino che si presentava con un bel colore granato, molto concentrato, consistente; al naso intenso (come tutti i vini che sono stati degustati nel corso della serata) e complesso, avvolgente con sentori di tabacco, liquirizia, caffè e cioccolato, con un leggero sentore affumicato. In bocca un buon equilibrio tra durezze e morbidezze, nonostante ci si trovi di fronte ad vino che ha ancora molto da dire. Ruffiano al naso e piacevolissimo in bocca: un vino “facile”.

CHATEAU ANGELUS 1998 (50% merlot; 47% cabernet franc; 3% cabernet sauvignon)
Pur essendo del medesimo anno del precedente il colore era più scarico, pur avendo una buona concentrazione. Confettura di prugna, cacao amaro, spezie e un vago sentore di note balsamiche erano le caratteristiche che predominavano l’aspetto olfattivo. In bocca abbastanza equilibrato e meno elegante del precedente.

CHATEAU TROPLONG MONDOT 1997 (90% merlot; 5% cabernet franc; 5% cabernet sauvignon)
Colore vivo, non molto concentrato, rosso granato scarico. Molto variegato al naso: floreale (viola) fruttato, erbaceo e speziato. Più equilibrato del precedente nonostante presentasse una freschezza ancora molto viva. Personalmente mi è piaciuto molto.

CHATEAU BELAIR 1996 (80% merlot; 20% cabernet franc)
Granato con forti riflessi aranciati, abbastanza consistente e non molto concentrato. Note fruttate (prugna, frutti di bosco) e sensazioni di cuoio, pelle e terra bagnata. In bocca molto meno “facile” dei precedenti, austero e spigoloso, con i tannini ancora un po’ rigidi. Particolare, di grande impatto olfattivo.

CHATEAU L’ARROSEE 1995 (60% merlot; 20% cabernet franc; 20% cabernet sauvignon)
Granato-aranciato, vivo e concentrato, consistente. Al naso l’aspetto olfattivo era molto variegato: foglie secche, tabacco, carruba, muschio, pelle di animale. In bocca anch’esso austero, ma meno spigoloso del precedente: grandissimo equilibrio, nonostante sia un vino che può ancora evolvere. Il migliore della serata secondo l’opinione dei presenti.

CHATEAU MONBOUSQUET 1985 (60% merlot; 30% cabernet franc; 10% cabernet sauvignon)
Aranciato, decisamente consistente, leggermente intorbidito. Sentori chiarissimi di affumicato, selvaggina, cuoio, caffè e smalto. In bocca lungo e morbido, con un vago sentore di “dolce”. Un vino da prendere così come è in questo momento poiché potrebbe iniziare una fase calante.

Insomma, questa serata ha visto protagonisti grandissimi vini: queste sono le occasioni per capire quando si parla di Grandi vini e capire la differenza tra ciò che è ordinario e ciò che va oltre, verso una certa nobiltà. Sicuramente vini che difficilmente si posso degustare tutti i giorni.

Come sempre l’organizzazione ed il servizio offerto dai sommelier della delegazione è stato eccellente.

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