Barbaresco in 6 millesimi

antoniniQuesta sera a Caluso la delegazione AIS del Canavese ha organizzato una serata avente come protagonista il Barbaresco. Relatore d’eccezione della serata il Miglior Sommelier d’Italia 2008, Ivano Antonini, nonchè vincitore nel 2007 del Master Nebbiolo e del Master Sangiovese (gli amici di MySobry hanno pubblicato un interessante resoconto sulle ore che hanno preceduto la degustazione trascorse in compagnia di Antonini: cliccare qui per leggere il post).

La prima parte della serata ha visto Antonini raccontare della storia di Barbaresco: partendo dai liguri Stazielli, primi abitanti delle colline langarole, passando per la conquista romana si è arrivati al 1799, anno in cui si ritrova la prima testimonianza scritta in cui vinen citato il vino Barbaresco (il generale austrico De Melas, per festeggiare una strategica vittoria sui francesi, richiese una bottiglia di questo vino). Al 1870, invece, risale una bottiglia conservata presso la Cascina Drago di San Rocco Seno d’Elvio sulla cui etichetta manoscritta campeggia la scritta “Barbaresco 1870“.
La prima svolta epocale del Barbaresco cade nel 1894: Domizio Cavazza, direttore della Regia Scuola di Enologia di Alba, dopo lunghi studi decise di vinificare il Barbaresco nella versione secca (in precedenza il vino aveva un notevole residuo zuccherino e l’uvaggio prevedeva l’aggiunta di Moscatello per diluire il vino e dare maggiore aromaticità). A cavallo del secolo, Cavazza acquistò il castello e numerosi vitigni e fondò la cantina sociale di Barbaresco. La grande crescita si arrestò nel 1913, anno della morte di Cavazza; durante il fascismo numerosi vigneti vennero convertiti in seminato.
La prima legge che tutela il territorio di Barbaresco ed il suo vino risale al 1926 (oltre a Barbaresco, il territorio di produzione viene esteso a Neive e Treiso); nel 1933 il Barbaresco merita la dicitura “Vino tipico di pregio“. La seconda svolta epocale, che dura fino ai giorni nostri, cade tra gli anni 50 e 60 del Novecento: nel 1958 viene fondata la Cantina dei Produttori di Barbaresco e nel 1961 Giovanni Gaja, padre del celebre Angelo, decise di vinificare Barbaresco utilizzando solo uve di proprietà, rinunciando a produrre Barolo. La rinascita del Barbaresco prosegue nel 1966 con la creazione della DOC e nel 1980 con la DOCG.

Dopo la storia Antonini si è dedicato al territorio, al vitigno e ad alcuni produttori del Barbaresco; ha descritto il posizionamento ed i cru di Barbaresco, Neive e Treiso, ha dato un po’ di informazioni sul nebbiolo e ha raccontato alcuni aneddoti sui principali produttori (Gaja, Giacosa, Marchesi di Grésy, Produttori del Barbaresco, Rocca, Moccagatta, Sottimano, Rivetti).

Terminata questa introduzione, è iniziata la degustazione vera e propria: i vini sono stati serviti (cono etichetta nascosta) in due batterie da 3 vini cisascuno. Ad una prima analisi olfattiva è emerso che i vini della prima serie erano più potenti e più “carnosi” mentre quelli della seconda batteria sono parsi più eleganti e con un frutto un po’ più pronunciato. Antonini ha spiegato che si è voluto servire i vini con quella sequenza per evidenziare maggiormente l’influenza del clima sulla produzione del vino: la prima serie proponeva vini prodotti in annate calde (2000, 1998, 1997) metnre la seconda serie includeva vini di annate “classiche” o grandi annate (2001, 1999, 1996).
Qui di seguito, nell’ordine di degustazione, alcuni delle percezioni emerse nel corso della degustazione.

Barbaresco Vanotu Pelissero 2000
Colore granato aranciato non molto brillante, abbastanza carico. Al naso è deciso, potente, con sentori di frutta cotta, spezie e un vago sentore di animale (anche se con il passare dei minuti il corredo olfattivo tende a scemare e a stabilizzarsi su sentori più balsamici); in bocca è un po’ spento, acidità decisa ma tannini fiacchi. Scomposto.

Barbaresco Bricco Asili Bricco Asili Ceretto 1998
Colore meno profondo, leggermente più aranciato rispetto al precedente; al naso delicato, balsamico con alcune note floreali e fruttate. In bocca morbido, elegante ed avvolgente; finale mentolato e di liquirizia, Decisamente equilibrato e destinato ad evolvere decisamente (a mio parere il migliore di questa batteria).

moccagattaBarbaresco Bric Balin Moccagatta 1997
Colore granato scarico, corredo olfattivo delicatissimo a tal punto che i profumi faticano ad emergere: balsamico, caramello, liquirizia, un vago sentore di cipria. Molto equilibrato, non eccessivamente fresco e caldo. Meglio in bocca che al naso.

roccaBarbaresco Rabaja Bruno Rocca 2001
Colore granato concentrato, non molto vivo; al naso fruttato (più confettura che frutta cotta), vago sentore di balsamico (eucalipto): con il passare dei minuti viene fuori il legno e la vaniglia (forse in eccesso a mio parere); tannini presenti ma morbidi, buona spalla acida. Discretamente equilibrato.

Barbaresco Starderi La Spinetta 1999
Colore granato abbastanza concentrato: al naso è sicuramente il più avvolgente, quasi ruffiano: spezie dolci, cacao, vaniglia, frutta in confettura; in bocca il tannino è meno elegante del precedente, freschezza e calore più decisi; non perfettamente equilibrato, in evoluzione.

Barbaresco Bricco Libero Varaldo 1996
Colore granato scarico, abbastanza concentrato; al naso predomina la nota balsamica (resina, menta, erbe medicinali) e i sentori fruttati e speziati (tabacco): corredo olfattivo meno appriscente del precedente ma affascinante; in bocca equilibrato, morbidezze e durezze si equivalgono quasi perfettamente. Possibile evoluzione, ma al momento sembra essere nella forma ottimale (miglior assaggio della seconda batteria a mio parere).

In definitiva si è trattato di una degustazione che ha proposto grandissimi vini e che mi ha fatto comprendere la grandezza di questo vino, talvolta trascurato a favore del più conosciuto Barolo.
Come sempre i sommelier della delegazione sono stati bravissimi nel servizio, sempre attenti e disponibili. Ivano Antonini ha dimostrato, anche se il suo curriculum parlava per lui, la sua preparazione ma, ancora di più la sua passione, per il mondo del vino. Un grandissimo grazie per questa “letio brevis“.

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