Verticale Tignanello

Ieri sera presso la sede della delegazione AIS di Torino si è svolta la serata dedicata a questo vino toscano; il relatore non poteva che essere un toscano d’eccezione, ossia Leone Pericci, personaggio che abbiamo incontrato nella serata dedicata a Saint Emilion. La capacità di Leone, al di là delle competenze tecniche che sono notevoli, risiede principalmente nel saper raccontare e dare potere immaginifico alle parole; con i suoi racconti riesce a trasportarti sempre nell’ambiente che sta descrivendo, ricreando l’atmosfera, i colori ed i profumi che poi si ritroveranno nel vino.

La storia del Tignanello non è tanto lontana da quella dei Supertuscan: il primo Tignanello nasce nel 1970, sull’onda del Sassicaia (1968), grazie all’intuizione degli Antinori e di Tachis, enologo oramai celeberrimo. Ma forse, a differenza di altri Supertuscan, il Tignanello ha una connotazione territoriale più marcata; infatti, per la prima uscita del 1970, l’uvaggio previsto è identico a quello del Chianti Classico (75% sangiovese, 20% cannaiolo nero e 5% di malvasia e trebbiano). Ma nel 1971 il produttore decide di non produrre la Riserva ed esce dall denominazione Chiati Classico, declassando il Tignanello a vino da tavola. Nel 1975 (1972, 1973 e 1974 non videro produzione del vino, a causa di pessime annate), l’uvaggio del Tignanello era leggermente modificato: 80% sangiovese e 20% di uvaggio alloctono, in particolar modo Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc (per dare maggiore struttura e durata nel tempo).

Il nome ha origine quasi sicurametne etrusca: Tigna era la principale divinità di questo popolo.
Tignanello è innanzitutto il nome di una tenuta degli Antinori posta a 20 km a sud di Firenze: all’interno della tenuta esiste il vigneto (circa 47 ha), caratterizato dallla fittezza d’impianto, da un’ottima esposizione e dalla presenza di pietre di Alberese (utili sia per l’aspetto delle temperature, sia per quanto riguarda il drenaggio dell’acqua). Il vino, una volta prodotto passa almeno 14 mesi in barrique (dove si svolge la malolattica) e non meno di 12 mesi in bottiglia.

Nella degustazione di ieri sera sono stati presentati in verticale 8 vini dal 1978 al 2000 (il servizio è ovviamente partito dall’annata più recente).

2000
Uvaggio: 80% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Il colore è un rosso granato intenso con presenza di sfumature rubino. Al naso frutta matura (cassis e ciliegia), spezie (vaniglia e tabacco in primis). In bocca fresco e una bella spalla alcolica, tannino abbastanza morbido; equilibrato ed abbastanza persistente. Abbastanza pronto; nel successivo confronto con le annate precedenti emergerà che non è un vino che potrà invecchiare lungamente.

1999
Uvaggio: 80% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso granato molto vivace, abbastanza consistente. Al naso viene subito fuori la nota floreale (nota appassita) e di frutta (cassis); poi emergono le spezie (pepe e tabacco), un leggero erbaceo ed alcuni sentori animali. In bocca è potente, caldo e fresco, con un bel tannino morbido. Lunghissimo in bocca con un piacevolissimo finale di liquirizia. Sicuremente un vino che potrà evolvere moltissimo nel tempo.

1998
Uvaggio: 80% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso granato con alcuni riflessi aranciati, colore abbastanza vivo. Al naso mostra subito note fruttate (ciliegia) e balsamiche (menta, eucalipto). Caldo e fresco, con un tannino non molto rotondo; ancora un po’ scontroso per certi versi. Persistente ma non convincente.

1997
Uvaggio: 80% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso granato intenso, con lieve bordo aranciato. Al naso è molto elegante e complesso, quasi ampio: fruttato (confettura di ciliegia e di frutti di bosco), speziato (tabacco dolce e liquirizia), sentori di caffè e balsamici (eucalipto), leggero erbacao (erba bagnata). In bocca è setoso, equlibratissimo, durezze e morbidezze assolutamente bilanciate. Lungo, lunghissimo, pronto ma con possibile evoluzione lunghissima nel tempo.

1993
Uvaggio: 80% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso aranciato con qualche riflesso granato. Al naso molto complesso, con sentori fruttati (frutta sotto spirito) e terziari (tabacco e cuoio) in primo piano; poi rabarbaro, profumo di sottobosco, leggermente erbaceo e pungente. In bocca, morbido e tannico, con una freschezza ancora presente. Lungo e persistente ma meno equilibrato rispetto al 1997.

1985
Uvaggio: 80% di Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso aranciato e consistente. Al naso vengono fuori sentori di spezie dolci (sigaro) ed animali; ritorna, anche se con minor ungenza, il profuno di sottobosco bagnato e una certa “dolcezza” (le caramelle morbide mu). In bocca è morbido con una freschezza sorprendente. Leggermetne più acido rispetto a tutti gli altri campioni, con una bella sapidità. Non lunghissimo, ma sicuramente di grande struttura.

1982
Uvaggio: 80% di Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso aranciato, colore vivissimo. Lo spettro olfattivo è molto complesso: rabarbaro, zenzero, eucalipto, note fruttate e floreali e sentori animali. In bocca è potente, con un leggero retrogusto affumicato. Persistente e lungo.

1978
Uvaggio: 80% di Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc.
Rosso aranciato, color mattone vivo. Emergono subito note eteree e poi le spezie (zafferano, pepe, tabacco); ancora una leggere nota fruttata piacevole che si apre poi in un balsamico molto delicato (macchia mediterranea). In bocca è una sorpresa: ottima acidità e struttura, freschezza ancora presente, morbido, setoso e con tannini morbidissimi e ancora discretamente presenti. Equilibratissimo e persistente, non lunghissimo ma nonostante questo regale belle emozioni.

In definitiva 8 campioni di ottimo livello, su cui spiccano a mio parere il 1997 e il 1978, che si rivela essere la una vera sorpresa della serata.
Ottimo il servizo dei sommelier della delegazione di Torino.

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