Viticoltura eroica

valsusaL’immagine che allego a questo post, un po’ perchè presa da un pullman in movimento, un po’ perchè la giornata era pessima dal punto di vista climatico, non rende l’idea di quanto ho ammirato oggi in Valle Susa. Gia quando avevo degustato un vino di quella doc (qui il post) avevo provato a suggerire lo stupore e la meraviglia per il modo in cui vengono coltivate quelle vigne. Ed oggi ho avuto la stessa emozione: quei vigneti “appesi”, nel vero senso della parola, alla montagna, con terrazzamenti a secco fatti con il sudore e l’ingegno dell’uomo, quelle vigne da cui si può dominare la montagna, l’esposizione ottimale.
Ecco, vedere queste cose mi fa capire ancora una volta come dietro ad ogni bicchiere ci sia storia, cultura, fatica ed ingegno: dalle mie parti ci sono i vigneti di Carema con i classici tupiun (qui un’immagine molto significativa) con la loro funzione di cattura calore per aiutare la vite a maturare in un contesto climatologico difficile, in Valle d’Aosta ci sono i vigneti di Donnas e dell’Enfer a picco in canaloni strettissimi e profondissimi. E come non ricordare il Trentino, l’Alto Adige, l’Austria e la Svizzera come mi suggeriva Tirebouchon.
Per fortuna negli ultimi anni si sta riscoprendo e valorizzando questo tipo di vitivinicoltura: importante è la funzione del Cervim, ente valdostano centrato proprio sulla viticoltura di montagna. E a mio parere i prodotti di queste terre meritano maggiore attenzione e plauso, perchè tra le varie cose, permettono il perpetrarsi di vitigni autoctnoni altrimenti destinati alla scomparsa (Avanà, Doux d’Henry, Neretto, Petit Rouge, Premetta tanto per citarne alcuni): per quella che è la mia esperienza d’assaggio, non ci troverà mai di fronte a vini particolemente beverini e facili; anzi, spesso e volentieri sono vini un po’ scontrosi, non immeditati, che trasportano nel bicchiere quella difficoltà tipica del loro esistere… ma sono sicuramente vini con una forte personalità, che sanno “raccontare” molte storie…

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