Ancora Brunello…

Brunellopolis_webIn questi giorni, complice l’avvicinarsi delle vacanze estive, ho trascurato questo piccolo blog poiché la priorità è dovuta andare su questioni lavorative che hanno occupato, occupano ed occuperanno molto tempo fino alla metà di agosto.
E in questi giorni di latitanza forzata, cosa non succede? L’Affaire Brunello, di cui avevo già parlato qui e qui, e che negli ultimi tempi era un po’ passato nel dimenticatoio, è riesploso, con forza e vigore, grazie ai rinvii a giudizio partiti dalla procura indagante e che segnano, in qualche modo, la fine delle indagini. 13 persone implicate, 7 (o 5, non ho ben compreso) aziende coivolte, migliaia di litri di vino declassati: ne hanno parlato in tanti, e per i dettagli più importanti rinvio, tra i tanti, ai blog di Franco Ziliani e Pignattaro e a quanto scrive Sartore su Intravino.
Mi permetto, a margine ed in ritardo, qualche considerazione.
1) La vicenda si chiude con la sostanziale conferma delle accuse: tagli, non rispetto del disciplinare, produzioni eccessive. Cose risapute? Forse. Non è chiaro però quale a questo punto sarà l’iter processuale. Ho l’impressione che alla fine si seguirà il solito italico percorso di processo, appello controappello, eccezioni, prescrizioni… non è per spirito giacobino e voglioso di “sangue e giustizia sommaria“, ma chi pagherà, se pagherà, sarà il più “sfigato”… o il classico agnello sacrificale. Un po’ come, ricordate??, Tangentopoli. Cambiare tutto per cambiare nulla. Un semplice “cambio della guardia”…
brunello2) A fronte di 5 o 7 aziende coinvolte, ce ne sono almeno il doppio, il triplo che continuano a lavorare bene, nel rispetto delle regole e dei disciplinare, rischiando ogni santo giorno con il proprio lavoro e la propria presenza sul mercato. Il problema è che nessuno ne parla: il problema è che agli occhi del mercato il Brunello è taroccato. Non importa se quella azienda è completamente estranea alle vicende. Produce Brunello. Ed il Brunello è taroccato. Sillogismo perfetto: quindi quella azienda, anche se estranea al tutto, produce Brunello taroccato. Punto. Il clima di questo sentire lo si può anche rintracciare in quanto una prestigiosa rivista del settore, Decanter, scrive a proposito dei Brunello 2004. Ok, le motivazioni sono forti e decise; ma, la domanda sorge spontanea, se non fosse accaduto nulla, il giudizio sull’annata sarebbe stato così drastico? Non è che ci sia stato anche un effetto domino a livello psicologico e si sia partiti un po’ prevenuti? O, al contrario, in passato le riviste di settore nel mondo anglosassone sono state troppo clementi? In quanto ultimo arrivato non ho gli elementi per sostenere nessuna delle ipotesi, però penso che le domande ed i dubbi in merito siano legittimi.
3) Gli ettolitri di vino declassati, che fine faranno? Sartore, su Intravino, fornisce una risposta molto valida e suggerisce contemporaneamente una soluzione: non farsi tentare da “affari” che alimenterebbero il sistema “malato”. Purtroppo non sarà così facile contrastare quest’ondata che presto arriverà sugli scaffali della Gdo. Però provare ad acquistare con un po’ più di consapevolezza e tatto è, quantomeno, doveroso.

Siamo sicuri che la vicenda, al di là delle note processuali, si esaurisce qui? Le ricadute mediatiche per quanto dureranno? E soprattutto, si riproporrà la medesima situazione in futuro? Tra quanto tempo? Sempre in terra toscana?

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