L’Arneis è uno di quei vini che non ha mai avuto grande fortuna, forse per la grande variabilità dei campioni che vengono prodotti. Personalmente non lo amo particolarmente e quindi non riesco a trarne mai particolari soddisfazioni. Anche in questo caso, lo ammetto, sono rimasto leggermente deluso con questo assaggio del 2008 dell’azienda Taliano Michele: giallo paglierino molto scarico, limpido ma non particolarmente luminoso, al naso mostrava subito note floreali (acacia) e leggermente erbacee. Rimaneva un sentore, quasi dolciastro e poco convincente, che subito non comprendevo e che associavo al profumo di lievito: ho poi avuto conferma, leggendo il sito del produttore, che questo vino resta a contatto con i lieviti per qualche mese. Forse, a mio modesto avviso, un po’ troppo a lungo. In bocca era abbastanza caldo, fresco e discretamente sapido; non particolarmente morbido e con poco corpo: insomma, un po’ leggerino e senza grande personalità. Non persistente e come ho scritto all’inizio, deludente…
Roero Arneis 2008 – Michele Taliano
– 26 luglio 2009Posted in: Piemonte, Vino Italia

Devo dire che a me è parso molto diverso, conosco molto bene questo vino e anche gli altri del produttore. Io nn sono molto esperto ma l’ho trovato molto profumato e in bocca molto persistente e per niente leggerino anzi… per niente deludente.
Caro Nicola, grazie per la tua visita ed il tuo commento. Ovviamente ogni vino ed ogni bottiglia hanno la propria storia e la propria personalità; ed ogni vino viene bevuto in determinate circostanze che rendono l’assaggio irripetibile. Dopo il tuo commento mi riprometto di riassaggiare il vino e di correggere, se sarà il caso, le impressioni destate la prima volta. A presto
Concordo con quanto detto da Nicola, sono un appassionato e negli anni ho più volte assaggiato i vini prodotti dall’azienda Taliano Michele ( a Villa Sassi l’ultima volta) e devo dire che mi hanno sempre impressionato in modo positivo anche il Roero Arneis 2008.
Forse sarebbe il caso di inserire solo le degustazioni positive anche perchè se un degustatore non ama una tipologia (l’Arneis), poi lo degusta, molto facilmente andrà incontro ad una delusione ma nn perche nn piace quel vino ma perche al degustatore nn piace quella tipologia.
Un consiglio per questo blog, parliamo solo di quello che ci piace veramente, anche perchè mettere in rete una degustazione cosi vanifica il lavoro, l’impegno e la fatica del produttore.
Continui nel lavoro di degustazione e ricerca del più buono
Saluti Giovanni
Gentile Giovanni, anche a lei grazie per le visite ed i commenti. Mette in campo molti argomenti a cui spero di rispondere in maniera esaustiva.
1) Questo blog nasce per raccogliere i miei appunti di degustazione; essendo appunti personali non hanno la pretesa di esaustività e completezza, a maggior ragione considerando che ritengo di aver molto da imparare. 2) Perché parlare solo di ciò che piace? Ritengo che essendo appunti di degustazione anche ciò che non piace debba essere descritto. E con questo non voglio denigrare il lavoro di alcuno: può essere di stimolo per il produttore (ma non esageriamo dando così tanto potere a questo piccolo blog di periferia, che non penso possa “spostare” gusti o preferenze) o, più semplicemente, può essere motivo come nel caso suo e di Nicola di sentirmi dire “No guarda, ti sbagli” e di rivedere quanto assaggiato. Tutta esperienza che mi aiuta a migliorare ed evolvere. 3) Parlo anche di tipologie di vino che non mi entusiasmano (vedi Arneis) perchè spero sempre di trovare il vino che mi faccia cambiare idea; perchè, se una tipologia non mi entusiasma, è un mio problema, come giustamente afferma: ma almeno provo a “cambiare idea”. Questo processo è accaduto con una tipologia di vino di cui ho parlato spesso qui ed altrove: l’Erbaluce. Fino a poco tempo fa era un’altra tipologia di vino che non amavo particolarmente. Poi ho trovato alcuni produttori che mi hanno fatto cambiare radicalmente idea ed ora sono un convinto assertore di questa uva vinificata in tutte le sue sfaccettature (bianco fermo, metodo classico e passito). Non penso di essere così presuntuoso da pensare che il mio gusto sia “assoluto”. 4) Comunicazioni al produttore: mi chiamassi Ziliani o Gori probabilmente le mie parole peserebbero molto di più. Ma sono solo Enofaber (al secolo Fabrizio). In passato scrissi ad un produttore di un suo vino a mio parere difettoso e gli diedi il link a questo blog. Non ho mai ottenuto risposta. Forse (vedi punto 2) il web nell’ambito enoico non è ancora così utilizzato.
A presto.