Grignolino d’Asti Doc 2008 – Luca Ferraris

grignolino_2008_ferrarisNel pomeriggio di oggi, tra le varie letture e gli spunti che vengono dalla rete si è finiti con il parlare di Grignolino con due esperti del settore, Tirebouchon e Giuliano Abate. Dai rapidi scambi di battute è emersa la scarsa diffusione di questo vitigno così particolare ed atipico (Veronelli lo definì anarchico, mentre Soldati ne parlò come uno tra i vini rossi piemontesi più delicati), un tempo invece molto in auge, tanto da meritarsi l’appellativo di “vino della regina“. Le ragioni storiche di questa decadenza sono molteplici, ma in un momento come questo, in cui gli autoctoni vengono (ri)scoperti, il grignolino non sembra affascinare più di tanto. In apparenza può sembrare un vino facile e banale, ma è bizzoso e difficile da gestire. E soprattutto è preda della variabilità delle annate e da un disciplinare di produzione molto “ampio”, tanto da lasciare molta discrezionalità ai produttori. L’unione di questi fattori non può che generare una mutevolezza ed impedire la nascita di un fil rouge che permetta di identificare i vini prodotti con questa uva.
Quindi sull’onda di questi discorsi questa sera ho aperto il Grignolino d’Asti 2008 di Luca Ferraris, giovane vigneron in quel di Castagnole Monferrato, patria del Ruchè. Il colore è molto grignolino, non c’è che dire: rubino scarico, limpido, bella trasparenza e luminosità. Mi ha ricordato vini di montagna del Pinerolese e della Val Susa assaggiati in passato, tutti accomunati da questo colore, tanto che mi ero azzardato a scrivere che “potevano ricordare il grignolino“: il Ramie, il Doux d’Henry e il Rosso della Val Susa. Al naso i primi sentori ad emergere sono quelli floreali di viola e lavanda e a seguire una nota speziata molto delicata, quasi un “spruzzata” di cipria. In bocca è più deciso e colpisce per questo aspetto: freschezza decisa, calore discreto, sapidità; insomma è un vino più giocato sulle durezze rispetto alle morbidezze. Ma quello che più mi ha stupito è stata l’evoluzione, anzi, la cavalcata, la progressione dei tannini. Subito, appena assaggiato, sembra che i tannini siano lontani ed anche un po’ molli… ma subito dopo vengono fuori, decisi, mai ruvidi sia chiaro. Ma si fanno sentire, eccome: e sono il giusto contorno che rende questo vino piacevole alla beva. Non ha un corpo abbondante, anzi: ma dimostra una buona stoffa e soprattutto ha una persistenza invidiabile, che fa chiudere l’assaggio con una nota ammandorlata ed amarognola di notevole potenza e piacevolezza. Assaggio interessante, non c’è che dire. Ed il grignolino è sicuramente da approfondire e diffondere con più convinzione: può regalare vini assolutamente piacevoli, nonostante (o proprio per) il suo essere così “anarchico“…

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