Il Brasile del vino

brazil_introFrancia, Germania, Austria, Sud Africa, Cile, Australia, Stati Uniti… elenco confuso, incompleto e non ragionato dei paesi vitivinicoli che vengono considerati significativi (oltre all’Italia, s’intende). Quindi, quando mi venne offerta la possibilità di partecipare alla degustazione dei vini brasiliani organizzata dalla Fisar, accettai più per curiosità. Ammetto anche, colpevolmente, di aver provato un certo scetticismo: ma è risaputo che fino a quando non si sperimenta e non si assaggia, sarebbe buona creanza astenersi del formulare giudizi. O almeno, una volta sperimentato, avere il coraggio di autocensurarsi per la propria superficialità.
Mi si perdoni questo cappello introduttivo, ma era doveroso poichè la degustazione dei vini brasiliani si è rivelata essere una piacevolissima avventura, foriera di scoperte molto valide. Certo, non possiamo stare a discutere ancora di storia e territorialità, considerando la giovane età della viticoltura di qualità in Brasile: ma se andiamo a valutare l’indice di piacevolezza, allora, alcuni vini se la giocano molto bene.
Per poter capire qualcosina di più cercherò di fornire alcuni dati in maniera molto sintetica; tecnologia italiana e sapere francese, ecco i segreti particolari della nascita enologica brasiliana: attualmente il paese sudamericano è il 5o produttore dell’emisfero sud (dopo Argentina, Australia, Sud Africa e Cile), con circa 3,2 milioni di ht. La zona maggiormente votata è il sud del paese, nella zona di Porto Alegre che conta circa il 50% della produzione di vino di qualità: ci troviamo intorno al 29o parallelo, con temperature che vanno dai 12 ai 22 gradi, escursioni giorno/notte molto decise e terreni di origine prevalentemente vulcanica. Trattandosi di una viticoltura giovane non troviamo uve autoctone: i principali sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Muscatel, Cabernet Franc, Ancellotta, Pinot Nero, Riesling Italico, Chardonnay. Non esiste una legislazione sul vino e sulle classificazioni: le diciture che si possono trovare sulle bottiglie sono di natura puramente accrescitiva e non legislativa. La produzione di vino di qualità è rivolta soprattutto al consumo interno e all’esportazione veros Paraguay, Olanda, Usa. In Italia, al momento, questi vini non sono commercializzati.
I vini degustati erano 6, frutto di una selezione serratissima partita da 185 campioni di diverse aziende: quindi possiamo parlare di vini di eccellenza, senza ombra di dubbio.
Ecco qui i vini assaggiati (per ogni vino ci sarà un post ad hoc):
Cordelier Brut Metodo Classico (80% Chardonnay; 20% Pinot Nero)
Panizzon Rosè Brut Metodo Charmat (60% Cabernet Sauvignon; 40% Merlot)
Casa Valduga Chardonnay 2009
Salton Talento 2005 (40% Cabernet Sauvignon; 40% Merlot; 20% Tannat)
Miolo Merlot 2008
Panizzon Muscatel 2008

Personalmente sono rimasto stregato dal Rosè di Panizzon e dal Merlot 2008 di Miolo. Dietro questo vino c’è la mano di M. Rolland. E si sente, non c’è nulla da eccepire: come ho scritto nei miei appunti, prima di sapere il nome dell’enologo, è un vino ruffiano, che non può non piacere.
Per chiudere questo resoconto non posso che sottolineare la bravura e la professionalità dei sommelier della Fisar presenti in sala e l’eccellente capacità di guidare nella degustazione e nelle spiegazioni da parte dell’istrionico Roberto Rabachino.

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