Barbaresco, prodotto nel comune omonimo. Mi incuriosiva: e poi il Barbaresco penso sia nelle mie corde, per quanto debba approfondire la conoscenza di questo splendido vino. I produttori, Luigi Oddero e Figli, sono di La Morra ed infatti producono Baroli di buona qualità (nei giorni prossimi scriverò di un interessante assaggio riguardante il loro Barolo Rocche Rivera del 2003).
Questo Barbaresco 2005 è sicuramente giovane, molto giovane a mio parere. Il colore è granato pieno, limpido, discretamente consistente. Lo so che definire giovane un vino e poi ritrovarsi un colore granata può apparire un controsenso. Ma per i grandi Nebbioli penso non sia sbagliato. Infatti l’essere giovane si manifesta al naso ed in bocca: al naso è leggermente chiuso, dove emerge subito un sentore terroso, abbastanza tipico, e poi un vago ricordo di frutti rossi. In bocca è molto tannico e molto fresco, come ci potrebbe aspettare da un Barbaresco in evoluzione. Irrisolto mi verrebbe da dire. Ma i presupposti, per quanto possa capirne il sottoscritto, sembrano buoni; ovviamente è un vino da vedere in prospettiva futura e da dimenticare in cantina per qualche anno, almeno.
Barbaresco Docg 2005 – Luigi Oddero e Figli
– 4 novembre 2009Posted in: Piemonte, Vino Italia

Allora ci si rivede fra 3 o 4 anni…il Barbaresco ha bisogno di tempo!
Oggi è il gran momento del Nebbiolo come vino, più che del Barbaresco, così mi sussurrano i produttori, ma sta iniziando una lenta rinascita del Barbaresco grazie anche a valenti produttori.
Lo spero, caro Vittorio. Il Barbaresco è uno di quei vini che ho imparato a conoscere poco alla volta e che non smette mai di stupirmi… come tutto il mondo enoico d’altra parte… il nebbiolo, bhè… sfondi una porta aperta… per una bottiglia di nebbiolo c’è sempre posto….
Ciao, vedo con piacere che vai a ricercare delle chicche perchè sia il Barbaresco di Oddero che i suoi Baroli sono vini eccellenti, che si fanno amare da subito. Strutturalmente potenti ma nn troppo, molto equilibrio, e sicuramente, come tutti i Nebbioli, più si affinano col tempo e più si arricchiscono.Però il momento per bene una gran bottiglia non è quello di aspettare perchè lo sappiamo che quel vino fra un paio di anni darà il meglio, aspettiamo tre quattro anni nel 2013/14 quando prenderemo in mano il cavatappi ci verrà il Dubbio “Mah si aspettiamo ancora tre quattro anni ” e cois via dicendo ci perdiamo cosa in quel momento il vino vuole dirci.
Si potrebbe fare un esempio se vuoi dire qualcosa ad un amico di importante nn rimandi a domani e lo stesso è per un vino se un vino è buono lo è adesso, fra uno dieci, 20 anni ma sempre diverso; è gisuto aspettare ma nn confondiamoci è doveroso assaggiarlo oggi e poi fra uno e poi fra tre anni per sapere cosa quel vini ci vuole dire.
Complimenti veramente per la scelta che nn cade mai nel banale, se posso suggerirti un altro grande vino di cui si parla ben poco ma che io amo tantissimo è il Roero; nn sono tanti i produttori credo una 20/30 ma stanno raggiungendo risultati paragonabili ai fratelli Nebbiolo (Barolo e Barbaresco).
Un saluto e un arrivederci ciao
Ben ritrovato Nicola. Il tuo commento mi fa molto piacere proprio perchè vai a sottolineare l’aspetto della ricerca. Grazie di cuore. Per il Roero sono d’accordo con te, argomento da approfondire… (quanti sono da approfondire?!?!).. in passato avevo assaggiato la declinazione del Roero (2005 e 2006) fatta da Filippo Gallino (qui il post): piacevole e ben fatta devo dire. Grazie ancora per i tuoi commenti, sempre stimolanti.