Barolo Docg Rocche Rivera 2003 – Luigi Oddero e Figli

baroloodderoDi Luigi Oddero e Figli avevo assaggiato e raccontato il Barbaresco Gallina 2005. Questa volta è il turno del Barolo Rocche Rivera 2003 e il risultato è stato decisamente superiore alle aspettative. Già, perchè sul 2003 nutro (nutrivo?) parecchie dubbi ed incertezze: annata caldissima, i vini fino ad ora assaggiati sono risultati spesso e volentieri scomposti e segnati inesorabilmente dalla sensazione di calore. E questo, al di là dell’amore per il vino, mi rattrista perchè il 2003 è l’anno in cui è nato mio figlio e in cantina ho alcune bottiglie “nobili” prese per lui, da conservare e fargli dono tra qualche anno. Ma visti gli assaggi avuti fino ad ora ho sempre pensato che quelle bottiglie potranno avere senso come oggetti da collezione e non come vini da degustare (ndr: ho sempre pensato che il vino vada (de)gustato, non collezionato). Fino a che, di recente, ho assaggiato un paio di Barolo 2003 che hanno riacceso un po’ la speranza di aver tra le mani un buona annata. Non pretendo l’annata del secolo, ma una buona annata, accidenti, mi piacerebbe.
E questo Barolo Rocche Rivera svela il suo essere una sorpresa fin dal colore, con un bel granato limpido e una leggera unghia aranciata. Il naso è molto particolare ed interessante: la prima nota è quella terrosa dell’humus, seguita da un bel frutto ancora vivo, in confettura e in chiusura, lontana, una nota di smalto, eterea mi verrebbe da dire utilizzando il linguaggio ufficiale. Grande complessità, grande finezza e quasi di sicuro grande possibilità di evolvere. Perchè in bocca, per quanto già valido, ha ancora “sintomi” evidenti di giovinezza, con una freschezza ed una sapidità invidiabile, i tannini vivaci, ancora un po’ nervosetti. L’alcool e la morbidezza bilanciano già bene, ma, sopratutto quest’ultima, sembra destinata a migliorare. Ottimo assaggio, bella persistenza: ma allo stesso tempo non ho timori ad affermare che può, e deve, dare ancora il meglio di sè.

Tags:

About enofaber