Colli del Limbara IGT Dolmen 2003 – Cantina Gallura

dolmen2003Lo scorso anno, durante le vacanze estive, trascorremmo una settimana in Sardegna. Ma noi montagnini, non avvezzi alla vita da spiaggia, al terzo giorno iniziammo a divenire insofferenti a certi ritmi e preferimmo avventurarci verso l’interno dell’isola. E fu così che tra i vari giri andammo a Berchidda , dove sorge il Museo del Vino (qui un mio breve racconto). In quell’occasione scoprii che in Sardegna c’era il Nebbiolo.
Sì, avete letto bene; e posso immaginare la vostra espressione, probabilemente analoga alla mia, piena di stupore e un po’ dubbiosa. Ti insegnano, durante i corsi da sommelier o degustatore, che il Nebbiolo lo trovi qui in Piemonte, dove è il vitigno per eccellenza, in Valle d’Aosta (con il nome di Picoteneur, ne avevo parlato qui) e in Valtellina (dove il Nebbiolo viene chiamato Chiavennasca; qui un assaggio di uno Sfursat 2001 di Rainoldi).
Quindi quando scopri che nella zona nord-orientale dell’Isola, dalla parti di Tempio Pausania, c’è anche il Nebbiolo, portato dai Piemontesi nel 1700 (non dimentichiamo che lo stato sabaudo si chiamava Regno di Sardegna), la curiosità fu forte. Mi adoperai per trovare il Dolmen ed il Karana, due vini a base Nebbiolo prodotti dalla Cantina Gallura e trovai il Karana 2007, che è ancora dormiente nella mia cantina, e questo Dolmen 2003, blend di Nebbiolo e Sangiovese (90% e 10%).
Bottiglia aperta almeno un paio di ore prima dell’assaggio, ma inizialmente ancora un po’ sofferente. Sono dovute passare circa tre ore prima di aver riscontro meno chiuso. Il colore è granato intenso, abbastanza cupo e carico: non particolarmente brillante e discretamente consistente. Al naso la prima nota che emerge è quella pungente dell’alcool. Poi svanisce e con il passare dei minuti lo spettro dei profumi si allarga, passando dalla frutta cotta, alla prugna per arrivare a spezie tipo cannella, pepe e vaniglia e, a chiudere, con una nota leggermente balsamica, un profumo che mi ha ricordato le bacche di ginepro (o di mirto?). Bel naso, con lo scorrere dei minuti. In bocca invece, al di là di un alcool deciso, l’ho trovato leggermente seduto: l’idea è quella di un vino che sta iniziando la fase decadente, un vino che se aperto qualche mese fa avrebbe potuto essere molto meglio. Tannini presenti ma non particolarmente astringenti, freschezza che svanisce rapidamente. Insomma, vino un po’ scomposto che chiude con una nota amarognola decisa. Peccato, mi viene da dire, perchè il tempo non è stato gentiluomo. A questo punto devo assaggiare velocemente il Karana 2007, sperando di trovare un vino ancora in buone condizioni.

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