Franciacorta DOCG Rosé Pas Dosé “Parosé” 2004 – Il Mosnel

I socialcosi, è un dato di fatto, stanno cambiando la comunicazione anche nel mondo del vino. Aziende e realtà produttive si affacciano su questo mondo per conquistare fette di pubblico sempre più ampie. Su Twitter, dove potete trovare anche il sottoscritto, numerose aziende stanno creando il proprio account e si aprono alla comunicazione ed al confronto con gli altri utenti. Tra le varie aziende che seguo c’è Il Mosnel, nella persona di UcciB, al secolo Lucia Barzanò, responsabile marketing dell’azienda. Il suo approccio a Twitter mi ha incuriosito: molto semplice, disponibile, semplice. Curiosa, soprattutto, alle dinamiche che si stanno sviluppando: talmente “coraggiosa” da offrirsi per ospitare a gennaio una degustazione di Lambruschi in Franciacorta (e vi lascio immaginare l’esaltazione dei lambruschisti nel riuscire a violare il sacro suolo delle bollicine con il più “proletario” tra i vini).
E di conseguenza di fronte ad un tale atteggiamento di apertura, sorge spontanea, almeno per me, anche la curiosità di assaggiare i vini di questa azienda. E in colpo solo ho potuto assaggiare un Franciacorta Pas Dosè non millesimato (Chardonnay 60%, Pinot Bianco 30% e Pinot Nero 10%) e il Rosé Pas Dosé “Parosé” 2004 (Pinot Nero 70% e Chardonnay 30%). Il primo un ottimo prodotto, ben fatto e piacevole. Ma personalmente non mi ha “emozionato” in maniera significativa.
Al contrario di questo Rosé Pas Dosé “Parosé” 2004: una bellissima bevuta. Ottimo sia dal punto di vista qualitativo sia dal punto di vista emozionale, di piacevolezza: un vino che non annoia, che ha proprio nella beva e nella persistenza uno dei suoi punti di forza. Già il colore mi colpisce molto: rosato, anzi, ramato, con piccoli bagliori rosso/arancioni. Insomma, uno di quei colori difficoltosi da spiegare con termini classici, ma bello ed affascinante da vedere ed osservare: perlage elegante, fine e persistente. Al naso è netto, deciso: l’eleganza è la nota stilistica più evidente. Immediatamente si percepiscono leggeri frutti rossi, ciliege, e poi arriva di gran volata un sentore citrino che potrebbe richiamare il pompelmo rosa. Con l’innalzarsi della temperatura i sentori diventano sempre più evidenti e netti. Appare alla fine (con un pizzico di sorpresa, non lo nego) anche un sentore di erbe aromatiche, timo e salvia, molto leggeri e lontani. In bocca è molto deciso, pur rimanendo elegante: secco, la freschezza si pianta in mezzo al palato per poi dissolversi rapidamente, lasciando spazio ai sentori agrumati definiti, alcool presente ma mai invadente, bella sapidità. Un vino che definirei “verticale“, con una bella struttura: la persistenza è molto buona. Invitante, nel senso che si lascia bere con una semplicità estrema.
Insomma, una gran bella bevuta….

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