Valle d’Aosta Doc Donnas 2005 – Cave Cooperative de Donnas

Salendo dal Piemonte in direzione Valle d’Aosta, percorrendo l’autostrada Torino-Aosta, poco dopo Ivrea sulla propria destra c’è un panorama unico, fatto di vigneti incastonati (letteralmente) nella montagna. Sono i vigneti di Carema, posti a poche centinaia di metri dal confine tra le due regioni (qui un post su un Carema 2005). Varcato il confine, pochi km più avanti c’è Donnas. Stessi vigneti inerpicati, stesso panorama spettacolare che crea un continuum che va al di là delle divisioni geografiche. Lì, in un fazzoletto di terra, c’è il concetto di viticoltura eroica, di viticoltura di montagna. Di una lotta e di una condivisione eterna con la montagna. Donnas (o Donnaz in dialetto. Errata corrige: Donnaz, come indicatomi da Fabrizio Favre, giornalista valdostano, non è il termine dialettale bensì l’italianizzazione voluta durante il periodo fascista) è la prima delle 7 sottozone valdostane ed il vigneto principe è il Nebbiolo (anche qui chiamato Picotendro: ne avevo parlato qui e qui). Questo Donnas 2005 della Cave Cooperative de Donnas prevede Nebbiolo per almeno l’85%, viene affinato per almeno 2 anni in botti grandi e come ogni Nebbiolo che si rispetti ha bisogno di tempo per dare il meglio: anche in questo caso, visto che si dimostra essere ancora giovane.
Colore granato non particolarmente intenso, si mostra limpido e scivola abbastanza lentamente nel bicchiere. Non è certo questo un indizio del suo essere “giovane”. Appena aperta la bottiglia al naso si mostra molto chiuso con una netta sensazione “alcolica”; ma lasciato respirare il tempo dovuto, questo sentore scompare lasciando spazio a profumi assolutamente piacevoli, come le spezie (tabacco e pepe) e un frutto sotto spirito (frutti di bosco e prugna). Non ci si aspetti però una grande intensità o una grande fragranza: tutto molto delicato e vagamente austero. Austerità che si ritrova nell’assaggio, dove le durezze prevalgono ancora rispetto alle morbidezze. Tannini ancora un po’ ruvidi e freschezza non indifferente sbilanciano leggermente la bevuta, ma fortunatamente una discreta morbidezza e un alcool ben integrato regalano struttura e corpo. Ha buona persistenza e chiude con un sentore che richiama le spezie percepite al naso. Bevuta piacevole nell’insieme, nonostante non possa esimermi dal definire questo vino come “giovane”, da aspettare in evoluzione nel medio-lungo periodo.
Un’altra bella dimostrazione del Nebbiolo di montagna…

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