Il mio panino Italico

Ebbene sì, lo ammetto: dopo tutta questa cagnara mediatica sono andato da McD*nald ed ho assaggiato il McIta*y. Ohhh, non fate quella faccia: prima assaggiare, poi parlare, professa giustamente qualcuno in giro per il web. E se la manovra era giustamente contestabile prima dell’assaggio, per tante ragioni ideologiche e pratiche (sottoscrivo, parola per parola l’analisi degli amici di Dissapore persino citati dal britannico Guardian), dopo l’assaggio l’operazione è ancor più criticabile.
Dicevo: prima assaggiare poi parlare. Bene, il panino che mi sono ritrovato davanti è stata una mezza delusione… pane moscio, formaggio praticamente da cercare con il lanternino, carne mangiabile, predominanza di quella “salsa” ai carciofi, insalata… bhè… verde… la prossima volta sicuramente non mi faccio più tentare, sceglierò qualche altro prodotto.
Ma non è tanto il panino in sé che mi infastidisce: è tutta questa mediaticità, questo usare il “made in Italy” come specchietto per le allodole. Il nostro ministro delle Politiche Agricole, che si sta contraddistinguendo per costante presenza mediatica, è stato testimonial pubblicitario di una multinazionale americana. Che usa il “mangiare all’italiana” per aumentare il numero di utenti. Oltretutto quello che mi infastidisce è il marchio che c’è ovunque, pubblicità, tovagliette, magliette, giornali: “con il patrocinio del ministero etc etc”. Accidenti, lo spot nello spot. Imprimatur e bolla ministeriale: già tanto la multinazionale non è già abbastanza potente. Ma poi ancora più risibili sono le motivazioni: “diffondere in tutte le categorie sociali il mangiare italiano”, “promuovere le aziende italiane ed i prodotti dop” e via dicendo. Ognuna di queste menate è smontabile in quattro e quattr’otto.
Senza offesa, sig. Ministro Zaia, non mi prenda per i fondelli.
Le interessa sapere cosa è per me un McI*aly? Sarà banale e scontato, forse populista (mai quanto la sua trovata, comunque), forse sono più leghista di lei e la sto sorpassando a destra (oddio, svengo)… ma il McI*aly è il panino che posso fare a casa mia utilizzando il pane del fornaio sotto casa, comprando la carne dal mio macellaio di fiducia che mi documenta vita, morte e miracoli della bestia che mi vende, utilizzando il formaggio del margaro che vive a 15 minuti da casa mia e mettendo l’insalata ed i carciofi che coltiva mio suocero nel suo orticello (o se non c’è il suocero è possibile acquistarli nel piccolo negozio di frutta e verdura che c’è in piazza). E senza troppi proclami o stupide pubblicità: anche, soprattutto, questi soggetti che ho elencato, nel loro piccolo, mandano avanti il Belpaese. In ogni dove, da Bolzano ad Enna. E loro, sicuramente, sulla porta del loro negozio non hanno il bollino con la dicitura “con il patrocino del ministero”.
(l’immagine allegata non è altro che la scansione casalinga della tovaglietta presente nel vassoio)

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