Ghemme Docg 2000 – Torraccia del Piantavigna

Correva l’anno 2000. Tre ragazzi, amici tra di loro, vivevano la loro ultima vacanza da “eterni adolescenti” (non è proprio così, però ci piaceva sentirci in quel modo). Nel giro di pochi mesi ognuno di loro avrebbero preso decisioni importanti per la propria vita.
Nonostante tutto, chilometri, figli, colline ed oceani (veri, non è una semplice licenza poetica) di distanza, i tre mantengono viva l’amicizia.
Marzo 2010: i tre ragazzi, oramai cresciuti e con molti meno capelli (e quei pochi con molti riflessi argentati) e tanti chilogrammi in più (almeno per quanto mi riguarda) si ritrovano. Serata fortemente osteggiata dal destino ma avidamente concupita dai tre, ci si riesce ad incontrare strappando ore ad fato tiranno ed un po’ avverso. Serata trascorsa rammentando anche quel viaggio, ma soprattutto “rileggendosi” 10 anni dopo. E visto che la scelta del vino l’hanno fatta ricadere sul sottoscritto ho voluto proporre, non a caso, un vino di 10 anni fa. E proprio per festeggiare questo incontro ho pensato che fosse l’occasione buona per stappare ma un austero ed emozionante Nebbiolo dell’Alto Piemonte, un Ghemme docg 2000 del Torraccia del Piantavigna. Scelta che si è rivelata essere assolutamente felice ed azzeccata, nonostante un incipit non molto brillante.
Colore granato, vivo e luminoso, nel bicchiere scendeva lentamente. Subito chiuso, chiusissimo, quasi con una nota ematica (ho sempre desiderato poterlo scrivere) e sentori poco gradevoli; ho temuto, lo ammetto, ma l’aver avuto pazienza ha restituito dopo alcuni minuti un vino completamente differente, con una complessità via via sempre più ampia ed affascinante. Sentori di cuoio e tabacco dolce, poi note leggermente balsamiche, quasi mentolate, ed in chiusura un frutto, la prugna, che stupiva per la freschezza e la fragranza. A bicchiere vuoto, al termine della serata, quella nota ematica (due volte nello stesso post, quasi esagerato 🙂 ), rinvenuta all’inizio, tornava ma in maniera molto più elegante e piacevole, accompagnata da note di pepe ed un leggero sentore affumicato. In bocca, invece, colpiva per potenza, freschezza e per i tannini ancora vivaci. Ma tutto molto rotondo e morbido, vellutato quasi. Grande bevibilità, nonostante non sia un vino immediato e di facile “lettura”, dotato di una persistenza notevolissima. Un grande Nebbiolo, nulla da dire, che sicuramente ha ancora davanti a sé molti anni di vita ancora.
E spero di cuore di poterlo riassaggiare nuovamente, tra un po’ di tempo, con la stessa splendida compagnia…

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