#barbera1 – the day after

#barbera1 è stata proprio una gran bella degustazione.
L’unica appunto che muovo è che, dovendo essere dall’altra parte della barricata, ossia tra gli organizzatori e tra coloro che hanno servito i vini (in compagnia del mitico Enio), ho lavorato tanto e degustato poco 🙂
A parte le battute… è andata davvero bene, le persone mi sono sembrate contente e soddisfatte, i vini degustati sono stati apprezzati (o, quantomeno, non hanno lasciato indifferenti). Ovviamente, con le dovute differenze: ci sono state performance più convincenti a parere quasi unanime, ci sono quelli che hanno fatto discutere (e non poco, aggiungo io), ci sono quelli che hanno lasciato perplessi. Oltre agli 8 vini abbiamo avuto in degustazione una birra prodotta con il mosto di barbera (Beerbera) e un passito 2004 sempre prodotto con uve barbera (se mi è permesso, una bevuta davvero interessante). Tra i vini posso dire che quelli de La Casaccia, de La Maranzana e di Cascina Tavijn sono risultati i più apprezzati; la Barbera Barbetta dell’Antica Masseria Venditti è stata tra quelle che ha più diviso (anche se un paio di persone, alla cieca, hanno detto che quel vino non era una barbera ed era un vino campano perchè “si sentivano i lapilli“). Medesimo discorso merita la Barbera de I Carpini che ha avuto l’ingrato compito di aprire la serie degli assaggi, dividendo il panel.
La barbera dei Colli Bolognesi di Cinti, invece, ha stupito per il tenore alcolico, importante (e un partecipante ha osato dire che “lambruscheggiava” persino un po’… bhé onore a lui che tra le otto, ha indovinato la zona geografica di appartenza). Poi, ultimi nella citazione ma secondo e sesto nell’ordine di servizio, i vini di Adorno e di Taliano che hanno trovato un certo numero di consensi (come promesso, comunque, nei prossimi giorni metterò on line le schede che sono state date a tutti i partecipanti).
L’idea che emerge, e di cui ero già convinto appena impostata la degustazione, è che se affinata unicamente in acciaio, la Barbera è interessante come vino conviviale e come accompagnamento al pasto. Non può e non deve cercare, a mio modesto avviso, grandi strutture e potenza, ma deve giocarsela sulla piacevolezza e sulla pronta beva. L’affinamento in legno, se moderato, può aiutare a dare profondità: ma non deve snaturare la natura di questo vino, che nasce contadino, non dimentichiamolo mai. Non possiamo e dobbiamo pretendere da una barbera che “nebbioleggi“: non è il suo compito.
Dopo la degustazione si è proseguito con il pranzo organizzato da Cascina Gilli in cui abbiamo pasteggiato a base di Freisa, nelle varie versioni vinificate da questa splendida relatà in quel di Castelnuovo Don Bosco. Il personale applauso va, oltre che a Chiara Martinotti e tutto lo staf di Cascina Gilli, al giovane enologo, Bruno Tamagnone, ragazzo davvero umilissimo e decisamente preparato che sta facendo un grandissimo lavoro.
Sarà banale, ma la degustazione ha avuto successo anche grazie alle persone che sono venute e si sono messe in gioco, umilmente e con il senso della convivialità e della voglia di stare insieme, semplicemente.
E in chiusura non può non mancare un virtuale abbraccio a Vittorio e Giuliano, senza i quali #barbera1 non avrebbe mai avuto luogo…
E non è finita qui… tante idee stanno frullando per le nostre testoline… presto numerose novità.. :-))
[la foto che correda questo post l’ho rubata a Roberto Colombo: qui il set fotografico completo]

Tags:

About enofaber