Volessi fare l’enosnob, dovrei dire qualcosa di male di questo vino. Fossi un convinto assertore del taglio bordolese e delle guide enoiche, dovrei esaltarlo a più non posso. Scelgo la via della sincerità.
Ottimo vino. Perfetto stilisticamente. A mio modesto parere freddo e poco emozionante. Un unico vero “difetto”: marca troppo il legno. Ma c’è a chi piace così.
Vino che si presenta con un bel colore rubino intenso, con primi accenni tendenti al granato. Discretamente consistente, rotea nel bicchiere abbastanza tranquillamente. Al naso l’apertura è giocata totalmente sulle spezie e sul legno. Tra le spezie emerge, in primis, la vaniglia e poi un accenno di pepe. Io ho trovato anche sentori che potevano ricordare alcune erbe, come il timo e la maggiorana. E poi legno, legno, legno.
In bocca non si trova alcun difetto: equilibrato in ogni sua parte, tannini levigati e morbidi, alcool perfettamente integrato, buona freschezza e sapidità. Insomma, un vino da bere [piacione?] senza alcuna difficoltà. Chiude con una ritorno deciso del legno, forse se mi si permette, un po’ eccessivo. Ma, come detto prima, c’è a chi piace.
Non è uno stile che mi entusiasma, ma non posso disprezzarlo o penalizzarlo, ci mancherebbe ancora. Però, a costo di sembrare logorroico, le emozioni le trovo altrove.
[L'etichetta l'ho scaricata direttamente dal sito del produttore. C'era solo quella, con annata 2003. Il vino degustato era, lo ripeto, un 2005]



Buongiorno, sono contenta di aver trovato questa degustazione del nostro Guado al Melo Superiore. Non mi permetto ovviamente di intervenire sulle sensazioni personali (ovviamente i gusti sono personali ed insindacabili), ma invece mi sento di sottolineare degli aspetti tecnici del vino. In particolare vorrei capire bene questo forte sentore di legno che rilevi: la nostra scelta stilistica va esattamente al contrario e ci spiace che questa sia la sensazione che trovi predominante. Infatti poniamo particolare attenzione in fase produttiva proprio perché avvenga un adeguato invecchiamento, senza però che il sentore di legno diventi importante e soverchi la complessità del bouquet. A tale fine usiamo principalmente legno di secondo passaggio (solo circa un 10% nuovo).
E’ bello che tu abbia trovato il vino equilibrato (anche se il commento lo trovo un po’ guastato dall’aggettivo “piacione”). La nostra filosofia di lavoro è che un vino, seppur importante, deve essere soprattutto equilibrato ed elegante, piacevole da bere soprattutto accompagnando il pasto. Queste caratteristiche sono fra l’altro quelle che esprimono al meglio il nostro territorio: caldo ma con una buona escursione termica nella fase di maturazione dell’uva, terreni sciolti e ben drenati. Tutto il nostro lavoro si concentra su un lavoro molto attento in vigna, impostato per far sì che la vite raggiunga il suo equilibrio ottimale, producendo la giusta quantità di uva (ne troppa ma neppure troppo poca, per non avere vini troppo concentrati e alcolici). Poi in cantina il lavoro è tutto basato su metodi tradizionali, senza nessuna aggiunta o correzione o altri interventi che alterano le caratteristiche delle uve. Tutto il lavoro è seguito da mio marito, la cui famiglia fa vino da almeno 4 generazioni. Questo è un po’ la nostra presentazione, ma ci farebbe piacere una tua visita, così potrai vedere con i tuoi occhi come si lavora. Taglio bordolese? Ormai sembra che ci si debba scusare, ma questa è la produzione della nostra DOC (Bolgheri) e il valore di un vino dovrebbe prescindere dai pregiudizi sugli uvaggi (le mode passano, le vigne hanno vita più lunga e, si spera, una ragione di essere più profonda). Piacere alle guide? Non siamo mai molto piaciuti, proprio perché non allineati alle mode del momento (fino a pochi anni fa andavano i vini molto concentrati e “marmellatosi”, oggi …). Siamo nella media (dove siamo citati).
In ogni caso mi piacerebbe farti assaggiare le nuove annate (2006 e 2007), direi molto interessanti, anche per un confronto.
Mi scuso per la prolissità
Saluti
Annalisa Motta
Gentile Annalisa, mi permetto di usare il “tu” per rispondere. Spero di non apparire scortese.
Guarda, il tuo commento è molto gradito e mi permette di fare qualche riflessione e allargare “l’orizzonte” del post, in modo che si possano comprendere alcune delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere determinate affermazioni. Ho assaggiato il Bolgheri Superiore 2005 a casa di un amico: bottiglia aperta parecchie ore prima, le note di degustazione sono quelle che trovi scritte nel post. Poi alcune sere dopo ho avuto modo di riassaggiarlo (con note degustative leggermente differenti, dovute a una minore ossigenazione del vino, ma con il legno ancora ben presente) e di parlare di Bolgheri e Toscana con altri appassionati come me. E da una parte c’era l’enosnob che pestava duro e dall’altra il fautore del taglio bordolese in terra toscana. In tutta onestà ho trovato in entrambe le posizioni del vero e delle mistificazioni inutili (se non dannose, addirittura). Nel mio modesto post ho cercato di descrivere quello che ho percepito sia dal punto di vista gusto-olfattivo, sia dal punto di vista emozionale. Questo è un piano soggettivo, ed apprezzo molto che tu lo riconosca. Mentre scrivevo, però, avevo in mente anche quella discussione. Ecco perchè ho detto “la strada della sincerità”. Io cerco di degustare senza preconcetti: non è facile, me ne rendo conto, ma ci provo (non sta a me dire se riesco). Però taglio bordolese, presenza in guide etc etc non li vedo come il male assoluto: di questo ne sono sicuro. Non sono mai stato un modaiolo, anche nella vita quotidiana
Una piccola puntualizzazione: il termine “piacione”, tra parentesi quadre e in corsivo è una domanda che mi sono posto e a cui non sono stato in grado di rispondere: era più che altro un dubbio nato con il secondo assaggio. Dubbio che ho ancora, lo ammetto e che proverò a dissipare (o confermare) con un nuovo assaggio.
Per quel che riguarda il tuo invito a degustare le altre annate, cercherò di organizzarmi e farò il possibile per visitare l’azienda: magari questa estate, visto che mi piacerebbe fare un giro nel centro Italia.
Ti ringrazio nuovamente per aver lasciato traccia del tuo passaggio. Spero di avere altre occasioni per confrontarmi con te.
Bel botta e risposta. Di quelli che metton la voglia di assaggiare e dire la mia….
Io ho avuto il piacere di visitare l’azienda Guado al Melo. Effettivamente è un azienda che cerca di fare il lavoro soprattutto nel vigneto e in cantina si lavora con tradizione….
Il vino degustato è stato aperto il giorno prima del nostro incontro e il legno si sentiva…comunque nell’insieme molto equilibrato e piacevolissimo in tutte le fasi di analisi sensoriale.
Sono contento di leggere il tuo commento, Massimo. Piccolo inciso: Massimo è un amico sommelier con cui ho effettuato il primo assaggio del vino. Le nostre impressioni, in linea di massima, concordavano, se ben ricordo (ovvio con distinte sensibilità, ma alla fine entrambi abbiamo apprezzato). COme ho scritto ad Annalisa farò il possibile per visitare l’azienda. Grazie a te per averti dato la possibilità di assaggiare questo vino. A presto!
Ema, organizziamo presto una della serie di assaggi…. e cercherò di mettere anche questo Bolgheri Superiore. Se ti conosco un po’, staremo a parlarne per ore
(ndr: EM, al secolo Emanuele, è un mio carissimo amico, nonché mio testimone di nozze, nonchè mio sostenitore e correttore di bozze di questo blog. E come se non bastasse, anche se lui non lo ammetterà mai, un buon degustatore….)
Anche io voglio assaggiare questo Bolgheri Superiore,e al tempo stesso sarei curioso anche di assaggiare il loro Bolgheri Rosso…vedi Fabrizio se riesci ad organizzare una degustazione magari di tutti i loro vini (interessante anche il Jassarte).
Bolgheri è un terroir che si conosce poco in terra di Piemonte, e si conosco poco i produttori di quel terroir (tranne 1 famosissimo).
Ciao Fabrizio,
mi inserisco nel discorso, avendo visitato l’azienda giusto sabato scorso.
E’ stata una bella scoperta.
Ho assaggiato tutta la gamma.
Il superiore 2007 l’ho trovato splendido, fuori dagli schemi rispetto ai suoi vicini di casa.
Molto elegante, con un finale lunghissimo.
Il legno era ben amalgamato.
Il Jassarte 2006 è molto intrigante, con note particolari.
L’impressione di fondo è stata quella di vini molto eleganti, concentrati, ma con una discreta beva, volti alla godibilità anche a tavola (del resto a cosa serve il vino ?).
Forse il 2005 era chiuso, in una fase introversa.
Spero di avere la possibilità di poter teplicare gli assaggi ( un Jassarte 2006 l’ho portato a casa).
Ciao.