Il vino degli altri – A. Scanzi

Forse l’avevo già scritto, ma il fatto di utilizzare molto il treno per gli spostamenti, permette di farsi delle sane dormite e avere tempo per delle [non sempre] piacevoli letture (talvolta le seconde, quando particolarmente tediose, sono il prologo delle prime). In questo caso, lo devo ammettere, la lettura non ha aiutato l’ingresso nel mondo di Morfeo. Il colpevole di questo spregevole comportamento nei confronti della mia stanchezza, è “il caso editoriale” del momento, ossia il nuovo libro di Andrea Scanzi, noto giornalista che in passato scrisse una delle pietre miliari della cultura enoica italica (e non solo, a mio parere): Elogio dell’Invecchiamento (qui il post che scrissi tempo fa). Sto quindi parlando de “Il vino degli altri” (con relativo blog)
Se l’opera prima, Elogio dell’invecchiamento, era stata una sorta di cavalcata wagneriana o, mi si perdoni l’azzardo con la musica metal, una sorta di Master of Puppets, questa seconda creazione del sommelier toscano è più complessa e a mio parere meno lineare ed immediata. Elogio era (ed è e sarà) un libro da divorare in un attimo, dotato di ritmo sostenuto con le pagine che si susseguono rapidissimamente. Il Vino degli altri, invece, ha capitoli splendidi, emozionanti, divertenti con alcuni momenti in cui il ritmo cala e richiede maggiore concentrazione. Forse, rispetto ad Elogio, questo secondo scritto è volutamente più riflessivo e meno d’impatto. Continuando ad azzardare paragoni musicali, in questo caso non vedrei male l’accostamento all’ultimo album dei Portishead, Third (qui il singolo We Carry On), disco che ho dovuto ascoltare più e più volte prima di apprezzarlo appieno.
Certo non manca l’ironia, la battuta che strappa il sorriso o addirittura fa ridere a crepapelle. Scanzi, sommelier sicuramente preparato e ben rodato, si prende bonariamente in giro, raccontando di sue (presunte) gaffes, senza mai perdere di vista l’oggetto del suo raccontare: il vino degli altri (dove per altri si guarda all’estero) e i relativi paragoni con l’Italia enoica. Il vino e soprattutto i vigneronnes, con passaggi di enorme spessore laddove lascia la parola a personaggi quali, uno tra i tanti, Maule (piccola critica a margine: tanti refusi nel testo. Da eliminare nella prossima ristampa)
Per dovere di cronaca è giusto sottolineare che l’uscita del libro, soprattutto a seguito di certe affermazioni riportate, ha scatenato polemiche enormi (che non cito volutamente; se volete avere un’idea del polverone che si è alzato potete andare a caccia per la rete: non è poi così difficile, visto il clamore suscitato.).
Un vino da rileggere tra qualche tempo, dopo averlo fatto decantare un po’. In ogni caso, nonostante la minor immediatezza rispetto ad Elogio, è a mio modesto parere, un’altra bella prova per il giornalista-sommelier toscano.

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