Orizzonte Nizza – Vignaioli indipendenti e le sfide da affrontare

Disclaimer iniziale
Non sono un giornalista di professione (e forse non sarei neppure capace di farlo). Quindi questo scritto non vuole essere la cronaca del convegno a cui ho assistito a Nizza Monferrato: è semplicemente il mio memento e il mio modo di ricordare passaggi che mi hanno colpito ed emozionato.
Il contesto: Nizza Monferrato, Foro Boario. Partenza in treno dal Canavese alle 6.30 e arrivo a Nizza alle 10. Cosa non si fa per passione e per rispondere con entusiasmo all’invito di Gianluca Morino, Presidente dei produttori del Nizza, conosciuto a #barbera1.
Subito il convegno, in cui si parla di vignaioli, agricoltura sostenibile e sfide da affrontare; i relatori sono importanti: Costantino Charrere, presidente della FIVI, il già citato Gianluca Morino, Gianluca Gariglio di Slow Food, Ian D’Agata e Paolo Corbini dell’Associazione Città del Vino e come moderatore il giornalista S. Miravalle.
Bene, partiamo da il motivo di fondo di tutto il convegno: dire quello che fa, fare quello che si dice. Ecco, queste parole pronunciate da Charrere, Morino e Miravalle sono veramente l’architrave della giornata e dello spirito che muove il gruppo di 45 produttori del Nizza. Uscire dalle pastoie di disciplinari che mortificano la qualità:o, se non la mortificano, certamente non la riconoscono, senza rendersi conto che la sfida dei vignaioli è legata alla qualità e alla comunicazione del proprio territorio. Nizza, come affermato da Morino, rappresenterebbe il fiore all’occhiello della produzione di Barbera: solo che al momento non è stata ancora in grado di esprimere tutte le potenzialità intrinseche perchè legata al disciplinare della Barbera d’Asti che, per ovvie ragioni di ampiezza territoriale e storiche, deve mediare tra tante anime e tante filosofie produttive. Compito che i produttori vogliono assolvere (e Morino in quanto presidente, si sta battendo con tutte le sue forze per portare avanti questa idea) è “isolare”, per evidenziare, il NIZZA: non Barbera d’Asti Superiore Nizza, ma NIZZA (anche, se a mio parere all’inizio, per ragioni commerciali l’utilizzo della parola Barbera potrebbe essere utile) producendolo con 100% di barbera (oggi il disciplinare prevede 85%), con affinamenti molto più lunghi. Ovvio, questo comporta costi, fatica: ma è l’unica strada per vincere la sfida della qualità e della valorizzazione del territorio.
Ecco, valorizzazione del territorio: concetto sottolineato da D’Agata (che con esempi in cui cita il mercato statunitense, evidenzia l’importanza della territorialità), da Gariglio (che ha parlato della nuova guida di Slow Food in cui non si guarderà solo il singolo vino ma tutto l’insieme produttivo) e da Corbini, che ha citato alcuni esempi di interventi politici volti a favorire il rispetto ambientale e la crescita produttiva.
Ma è stato il concetto cardine dell’intervento di Costantino Charrere. Intervento che mi ha tenuto incollato alla sedia e fulminato per la piacevolezza, la convinzione e la passione (e nessuno ironizzi sul fatto che Charrere è valdostano e che quindi, visto il mo amore per la Valle, partiva avvantaggiato). Un “rivoluzionario in doppiopetto”, se mi si passa l’immagine, forse banale ma efficace. Charrere è presidente della FIVI, associazione nata nel 2008 che vuole essere (la citazione è abbastanza fedele) “un’organizzazione di produttori veri, di quelli che lavorano in vigna e sanno cosa si deve fare per produrre il vino […] la FIVI è un movimento di opinione, attraverso cui i vignaioli possono e devono poter determinare il futuro della viticoltura, non accettando passivamente decisioni prese dall’alto“. Secondo la FIVI la globalizzazione è rischiosa, se non affrontata con gli strumenti giusti: come esempio è stata portata la nuova normativa europea in cui sono stati commessi dei grossi errori, senza che nessuno intervenisse (e Charrere a questo proposito ha affermato “ben ci sta, è solo colpa nostra, dei vignaioli, che non siamo stati in grado di fare fronte comune“). Tra le sfide da affrontare, oltre a quelle commerciali e di rispetto della tradizione, ci sono anche quelle sulle dinamiche interne ai vignaioli. La “politica dello struzzo non serve, basta con le dinamiche di campanile. […] Favorire le dInamiche di sistema e di rete, andando ad un livello transnazionale: bisogna guardare al sistema europeo […]: il vero obiettivo del vignaiolo è questo: sussidiarietà e solidarietà“. E il territorio va difeso, non sfruttato e massacrato: è assurdo che “in provincia di Cuneo 1150 produttori escano con 50 milioni di bottiglie e poi ci sono 4 industrie con 300 milioni di bottiglie (che imbottigliano vini extra-piemontesi) […] Ecco perchè bisogna garantire e tutelare l’imbottigliamento all’origine: il vero vignaiolo è colui che gestisce il vigneto e cura tutta la filiera.“. E la conclusione non può che essere la seguente: “Non si può svendere il territorio. Deve nascere una coscienza critica che si contrappone a questa tendenza.“.
Ecco: questi sono i personaggi che mi piacciono, che danno un senso e che soprattutto non si nascondono. Charrere, come Gianluca, è uno di quei personaggi che vorrei conoscere meglio perchè sono fonte di conoscenza e saggezza. E umiltà, perchè scendere dal palco a ringraziare per l’attenzione non è da tutti. Alcuni dei relatori se ne sono andati via così, senza soffermarsi. No, Charrere ha continuato a parlare con tutte le persone che erano rimaste nella sala, con disponibilità e gentilezza.
Ecco, il convegno ha permesso di mettere alcuni punti fermi su quello che sarà il percorso del Nizza (o Barbera di Nizza a dir si voglia) e, in senso più ampio, di quello che potrebbero essere le “linee guida” per un mondo vitivinicolo più consapevole: un percorso impegnativo e faticoso, pieno di difficoltà, i cui risultati si vedranno sicuramente nel lungo periodo. Però il solco è tracciato…
Nel pomeriggio c’è stata la degustazione… a questa dedicherò un post apposito
Chiosa finale: sono arrivato a casa quasi alle 23. La giornata è stata bella ed importante. Bello perchè ho potuto chiaccherare con persone che credono in quello che fanno; importante perchè ho imparato tantissime cose (e mi sono reso conto di non saperne tantissime altre). Un sincero e doveroso grazie va a Gianluca per avermi invitato e per la splendida accoglienza che mi è stata riservata.

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