L’acqua, il vino ed il ferro

Ceresole Reale è uno, anzi, è IL posto per antonomasia del Parco del Grand Paradiso versante piemontese. Già l’appellativo di Reale, legato al passato in cui i Savoia venivano a soggiornare spesso, utilizzando quei luoghi come tenuta di caccia, fa capire l’importanza che questo luogo aveva. Uso il passato perchè solo di recente il paese sembra scrollarsi di dosso un certo torpore in cui è stato immerso negli ultimi 20-30 anni, facendolo dimenticare ai più e vivendo di antichi fasti come una vecchia signora imbellettata che non ha più nulla da mostrare ed offrire.
Ma perchè parlo di Ceresole, celebre per la sua posizione, per le sue montagne, per il suo lago artificiale e per la centrale idroelettrica che fornisce energia eletrica a buona parte della provincia di Torino? Perchè il titolo in cui accomuno tre elementi apparentemente differenti?
Parlando di Nebbioli del Nord Piemonte (Gattinara e Ghemme per fare un paio di esempi) mi è capitato di parlare di note ferrose e note ematiche. E sempre, lo ammetto, con una certa intrinseca goduria nell’essere stato in grado di percepirle. Ma fino a pochi giorni fa avevo solo una vaga idea di cosa fosse veramente un sentore ferroso e/o ematico. A Ceresole c’è un luogo che consiglio di visitare, sia per la bellezza intrinseca, sia per le vestigia di un sistema produttivo (le ferriere) che non esiste più e che ha fatto storia, sia per le Fonti Minerali (qui il link alla storia sul sito del comune). Qui sgorga un’acqua che fino ad un paio di secoli fa era conosciuta in tutta Europa e considerata terapeutica per molte malattie, tra cui l’anemia e la sideremia. Terapeutica poichè conteneva moltissimi sali minerali e tracce di ferro molto elevate.
Provo a descrivere questo assaggio allo stesso modo in cui solitamente provo a degustare un vino: l’acqua si mostra assolutamente limpida, trasparente, non tradisce alcun colore strano o elementi in sospensione. Al naso si sente il ferro, si sente il profumo del sangue. L’immagine che riesce a rendere al meglio quell’odore è legato all’infanzia, alle altalene arrugginite della mia scuola elementare subito dopo un temporale o la pioggia. Non è, sia chiaro, che mi mettevo ad annusare le staffe di metallo (oggi potrei anche farlo, ma all’epoca ero ancora sano): però appoggiavo le mani e di conseguenza rimaneva quell’odore sulla pelle. In bocca si ha la sensazione di aver leccato quelle sbarre arrugginite, si ha il gusto del sangue che ognuno di noi, penso, ha provato quando da ragazzi si faceva a botte con gli altri e qualche labbro si spaccava e sanguinava.
Ovvio, la piacevolezza non c’è, la piacevolezza è altrove. Però assaggiare quell’acqua mi ha permesso di capire cosa sia un vero odore/sapore di ferro e/o di sangue. E l’ho fissato in maniera così chiara che lo riconoscerò senza ombra di dubbio.
Assaggiare l’acqua per imparare qualcosa sulla degustazione del vino. Non si smette mai di imparare qualcosa.
Per fortuna… 🙂

(l’immagine è stata “rubata” da questo sito. Se la cosa disturba qualcuno, lo si dica e si provvederà alla rimozione. Chi tace acconsente, sia chiaro)

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