Monferrato Rosso Doc La Mandorla 2004 – Luigi Spertino

Ci sono vini che non ti aspetti. O meglio: vini che non ti aspetti di trovare lì, in quel posto, in quell’area, sotto quella denominazione. Poi ci pensi bene, rifletti sul chi è il produttore, alle chiacchere fatte con lui e realizzi che tutto è possibile.
Possibile come il ritrovare la Borgogna in Piemonte. Gli eno-strippati, è cosa ormai nota, hanno dei miti: chi la Champagne, chi le Langhe, chi la Borgogna, chi Bolgheri. Ognuno ha la propria “terra promessa” dove trovare il nettare preferito. Oppure se proprio non si vuole parlare di terra promessa, si ha il proprio vitigno di riferimento. E io, da buon piemontese, ho avuto nelle mie corde (ci sono cresciuto) il nebbiolo. Ma ora, con l’evoluzione del gusto, c’è il pinot nero. E quando penso al Pinot Nero, rivolgo la mia attenzione alla Borgogna e al Trentino.
Quindi quando trovi un Grande Pinot Nero in Piemonte strabuzzi gli occhi. Già perchè dietro ad un nome per nulla altisonante, La Mandorla, si cela un Pinot Nero di 6 anni da urlo. E ripensi al produttore. Spertino, in quel di Mombercelli. “Conobbi” Mauro Spertino circa 3 anni fa, una serata organizzata a Caluso. Poi l’ho incontrato nuovamente poco tempo fa e sono stato ore a chiaccherare con lui. Mi piace pensare che ci siamo reciprocamente piaciuti. Idee chiare, semplici, molta timidezza e ritrosia. Ma grande, grandissima preparazione ed amore enorme per quello che produce e fa.
E un po’ di quel carattere lo si ritrova nel bicchiere: vino che esita all’inizio ad aprirsi ma alla fine ti travolge con passione e forza. Rosso rubino leggermente scarico, tutto sommato compatto come colore; scivolava abbastanza lentamente nel bicchiere, adagio scendevano gli archetti lungo il bordo del bicchiere. Al naso subito la frutta sotto spirito, frutti bosco e more, con l’alcool un po’ in evidenza. Ma poi evaporava lasciando spazio alle spezie, ginepro e ricordi quasi balsamici, e a sentori più terziari, complessi ed eleganti (ha impiegato quasi tre ore prima di esprimersi al meglio). Da stare lì, ore ed ore, ad osservare l’evoluzione. Ma l’assaggio te lo impediva, perchè ancora più buono ed affascinante: piacevolissimo e molto persistente, bella freschezza e buona sapidità. Tannini ancora rugosi e vivaci ma mai eccessivamente duri: vino ancora molto vivo e “per assurdo” giovane, che dimostra di poter durare ancora a lungo in bottiglia. Lascia in bocca i sentori fruttati riscontrati al naso e una voglia curiosa di riassaggiare il successivo bicchiere, poichè leggermente differente rispetto al precedente, ma sempre (se non addirittura di più) piacevole….
Pinot Nero piemontese. Quasi da non crederci….

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