Valle d’Aosta Doc Enfer D’Arvier 2008 – Cave de l’Enfer

Ci sono momenti, in tutte le storie d’amore, in cui dopo l’irrazionalità e l’amore “sempre e comunque” ci si sofferma, volenti o nolenti, e si riflette, cercando di vedere con occhio meno innamorato e più lucido “l’oggetto” del proprio amore. Questo può anche servire per comprendere se è effettivamente amore. Perchè è facile amare il bello, il buono ed il giusto; è facile essere innamorati quando tutto è perfetto e senza ombre. Più difficile è accettare che il proprio amore possa avere dei difetti o, quantomeno, aspetti che proprio non facciano impazzire: se li accetti e vai oltre si può dire che è ancora amore (ovviamente questa conclusione è volutamente semplicistica).
Ok, questo cappello introduttivo molto metafisico serve a giustificare la delusione parziale ricevuta dall’assaggio di questo vino. Si sa che la Valle d’Aosta enoica è per me un amore e l’Enfer è stato il primo vino che mi ha fatto avvicinare alla VdA. Se a questo aggiungi che l’Enfer (ossia il Petit Rouge che si trova nella zona di Arvier) è a mio parere un vino che dà il meglio con l’invecchiamento, ecco spiegata la mia parziale delusione. Che nulla toglie ai vini valdostani e, ancor di più, all’egregio lavoro che Gianluca Telloli sta facendo ad Arvier (oltre che a Morgex).
Però…. vino che colpisce i curiosi per il tappo in vetro, vino dall’etichetta completamente scritta in francese in cui spiega che questo vino segue molto la filosofia bio (pur non potendo avere la certificazione per questioni burocratiche da quanto mi disse Telloli). Vino, e qui il primo aspetto che fi fa storcere il naso, che si consiglia di servire a 14°. Io ho eseguito, pur con alcune perplessità, ma ritengo che nessuno meglio del produttore sappia indirizzarti al meglio. Appena versato si presenta con un bel colore rubino con ancora qualche riflesso violaceo, compatto e fitto, impenetrabile. Al naso è molto chiuso ed in bocca si percepisce una certa freschezza e un frutto piacione, ciliegia, che avvolge il palato in maniera un po’ pesante.
Aspetto che la temperatura si innalzi (cosa abbastanza rapida visto il periodo) e per fortuna le cose un po’ cambiano. Profumi un po’ più delineati, con sempre questo frutto ciligioso in primo piano e poi qualche ricordo di fiori. Man mano che la temperatura sale ecco un sentore carnoso, nel senso lettarale della parola. Carnosità, o materia per dirla più elegantemente, che si ritrova nell’assaggio, dove la freschezza e la sapidità emergono con decisione. Alcool ben presente ma tannini un po’ scomposti. Per fortuna, mi viene da pensare, trattandosi di Enfer. In chiusura si ripresenta il frutto piacione che avevo descritto poco fa. In definitiva non posso dire che si tratti di un assaggio “assolutamente deludente”. Però, dall’Enfer, mi aspettavo qualcosa di diverso. Semplice. Ecco il perchè di questa parziale delusione. Ma detto questo, il mio entusiasmo per la Vda enoica e per l’Enfer non è miminamente scalfito.
Allora (forse) è amore….

About enofaber