Campioni, campionature e coerenza

L’altro giorno un conoscente mi ha chiesto quanto spendo mediamente in bottiglie di vino. Non ho saputo dare una risposta precisa, è molto variabiale. Dipende dal tempo che ho nell’andare a cercare bottiglie, dalle disponibilità economiche del momento, da quanto posso stivare in cantina.
La domanda successiva è stata quindi: “Ma le bottiglie di cui parli sul blog sono acquistate, regalate o cosa?“. Diciamo che al 70% sono acquistate e al 30% regalate. Perchè quando si ha la fortuna di avere amici che ti regalano bottiglie (e che bottiglie, come nel caso di Vittorio) viene spontaneo dare la precedenza a quelle bottiglie che ti sono state segnalate in qualche modo e di conseguenza donate. A seguito di queste risposte è arrivata la domanda che mi sarei aspettato: “Ma i produttori di cui hai scritto ti hanno mai regalato i propri vini?“. Prima della degustazione li hanno “regalati” nel caso dei tasting panel che si sono svolti nel tempo: sempre dichiarati. In altri casi non mi pare di ricordare regali giunti a casa in maniera inaspettata. Dopo le degustazioni mi è capitato di conoscere personalmente alcuni produttori (Cascina Gilli, Cascina Tavijn, Spertino ed altri) e in alcuni casi ho anche ricevuto alcune bottiglie in dono (che potrei anche quantificare numericamente). Di queste bottiglie donate, ad oggi, ne avrò aperte un paio.
Al momento nella mia cantina albergano 74 bottiglie. Una piccola cantina, anche se ammetto che mi piacerebbe poterla ampliare: quasi quasi potrei chiedere ai produttori di mandarmi delle campionature per poi poterne scrivere sul mio blog. Non è una cattiva idea, no?
No, non è una cattiva idea ma, per come sono fatto io, questo ha alcune implicazioni. Partiamo dal presupposto che per me questa è passione e non è un lavoro. E che dalla mia posizione posso essere “libero” nell’esprimere le mie impressioni ed emozioni (sempre ed assoloutamente personali).
E quindi faccio la seguente riflessione: ricevo la campionatura, la devo degustare e ne devo parlare. Ok, splendido, perfetto. E se quanto degusto non mi piace? Ne devo parlare o no? Fino ad ora non mi sono mai tirato indietro nell’esprimere anche giudizi negativi (attirandomi anche delle critiche per questo atteggiamento). Ma questo modus operandi è possibile anche di fronte ad un “dono”? Per coerenza dovrebbe essere così. Ma non è facile, almeno per me. Non mi diverte mai, in nessun modo, stroncare qualcosa o qualcuno. A maggior ragione se si tratta di un “dono”.
Allora la domanda seguente è: cosa si aspetta il produttore nell’inviare una campionatura? Pubblicità o un giudizio spassionato? Ma gliene frega davvero qualcosa di un giudizio spassionato?
Per pubblicità allora? Io non faccio un favore a nessuno parlando dei vini. Io non faccio numeri così grandi da poter creare un ritorno pubblicitario. Allora, perchè mai un produttore dovrebbe inviarmi una campionatura?

Fino ad ora, proprio per un discorso di coerenza, non mai fatto richieste ai produttori delle proprie campionature, come vedo fare frequentemente sulla rete. Non nego che la tentazione l’ho avuta.
L’unico sistema che mi pare funzionare veramente siano le commissioni di degustazioni di TigullioVino. Appunto, commissioni, più persone (e sono certo che sono più persone avendone fatto, e facendone, parte), che degustano alla cieca e in maniera comune tirano fuori un parere. Un parere/giudizio che non ha personalismi di nessuna sorta.

Mi piacerebbe capire, sia da chi degusta sia da parte dei produttori, se queste riflessioni sono solo fisime mie o se hanno, in qualche modo, un fondamento.

About enofaber