Piemonte Doc Cortese 2009 – Azienda Luigi Spertino

La brocca era lì, sul tavolo, coperta da un semplice tovagliolo bianco. Era una di quelle brocche semplici e senza fronzoli e tradiva un po’ i suoi anni, segnata come era da leggere righe sulla sua superficie. Vicino alla brocca alcuni bicchieri, anch’essi semplici e non troppo ampi. Calici da degustazione e come nel caso della brocca il vetro presentava qualche striatura. Tutto intorno scatoloni e bottiglie, alle pareti immagini, attestati. Un posto spartano ma allo stesso tempo confortevole, specchio fedele del vigneron che ci ospitava.
Dopo i convenevoli e un rapido giro in cantina ci accomodammo al tavolo e il padrone di casa prese la brocca e versò un po’ del liquido in essa contenuta nei nostri bicchieri. Era vino, il suo primo vino bianco. E ci chiese, versandolo, la massima sincerità sulle nostre impressioni ed emozioni. Complice il tavolo mogano e le pareti dipinte con colori che certamente non brillavano per luminosità, il colore del vino non era così semplice da comprendere. Mi alzai e mi avvicinai alla finestra: posando il bicchiere sulla botte ed in piena luce, mi accorsi del bellissimo colore dorato, un oro antico, luminoso e brillante con un sacco di riflessi molto affascinanti. Al naso inizialmente era molto chiuso. Si sa, per un vino appena “raccolto” dalla botte dove riposa da quasi un anno, tirare fuori profumi nell’immediato non deve essere cosa facile. Infatti con il passare dei minuti il profilo si evolve, modifica, mostrando dapprima sentori floreali e di erba appena tagliata per poi passare alla frutta. Ma non la solita frutta “classica”, che ti aspetteresti da un vino bianco: sorprendentemente senti i fichi, quelli appassiti, e la frutta candita, ricordi insomma della frutta che si potrebbe mangiare a Natale. Ma in bocca la storia cambia, eccome: quello che mi colpisce è il profilo tannico di notevole importanza, la freschezza decisa e una sapiditià quasi piccante. Ma tutto integrato ed incorportato da una morbidezza che non ti aspetteresti, frutto di una malolattica partita spontaneamente, non indotta e tantomeno non bloccata, perchè “il grande capo, la Natura, ha voluto così“. L’alcool, seppur presente nel donare una spina dorsale alla bevuta, è integrato e leggero. Profilo eccellente anche per persistenza e facilità di beva. In un attimo, chiaccherando, il bicchiere è vuoto, lasciando profumi che ricordano i lieviti, la crosta di pane.
Questo è il racconto, minimo e mediocre me ne rendo conto, di quello che tra circa 6 mesi potrete bere se avrete la fortuna di imbattervi in una bottiglia di Ostrea Edulis, il Cortese prodotto per la prima volta da Mauro Spertino (produttore di cui avevo già parlato in passato a proposito del suo interessantissimo Pinot Nero).

Ecco qui, caro Mauro, la mia sincerità: un vino che ha regalato belle emozioni e che a mio parere potrà dire molto con l’aiuto del tempo, pur mostrando fin da subito grande personalità e temperamento. Dopo il tuo Pinot Nero, ecco un’altra prova della capacità che hai nel fare grandi vini mantendo un profilo di semplicità ed umiltà. Complimenti, chapeau

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