Tempo di guide… I vini d’Italia 2011 de l’Espresso

Inizia il periodo caldo delle guide…. chiocciole, bicchieri, grappoli, voti, giudizi… insomma il solito tourbillon di eccellenze (o presunte tali). Leggo su Intravino la classifica dei migliori e focalizzo la mia attenzione su Valle d’Aosta e Piemonte (per onore di cronaca scorrendo la lista di tutte le regioni noto con piacere la presenza de Il Mosnel, di Pojer&Sandri, di Camillo Donati, di Rosi e di Milziade Antano).
Partiamo dalla mia amata Valle… vedo con piacere la presenza de la Kiuva, realtà cooperativa di Arnad di cui avevo già parlato in passato (qui, qui e qui), con l’Arnad-Montjovet Superiore 2006 (complimenti al giovane enologo Andrea Autino) e il Pinot Nero 2008 di Ottin Elio, realtà di cui, quasi mi vergogno a dirlo, non ho mai assaggiato nulla. Devo colmare questa lacuna, assolutamente.
Per il Piemonte la conferma della presenza dei nebbioli del nord Piemonte (con la conferma del canavesano Ferrando e del suo Carema Etichetta nera 2005), tanti Barolo e Barbaresco di nomi più o meno noti, qualche Dogliani e qualche Barbera.
Con un certo stupore e un po’ di delusione noto che mancano alcuni vini, Grignolino, Ruché, Erbaluce, tanto per fare degli esempi. Sia chiaro, ritengo la guida de l’Espresso una tra le più interessanti (ed il blog di Gentili e Rizzari una lettura assolutamente piacevole ed istruttiva).
Però queste lacune mi lasciano perplesso. E non poco
Mi si può obiettare che si parla di eccellenze e quindi la classifica è composta da vini di fascia alta in “senso assoluto“. Ma allora nessun Grignolino, Dolcetto o Ruché potrà mai competere con un Barolo o un Barbaresco. Stiamo parlando di vini troppo diversi tra di loro, il confronto sarebbe impietoso ed ingiusto.
Non sarebbe più corretto, invece, parlare di eccellenze tra le varie tipologie? Tanto per fare un esempio, dire che quel Grignolino è un’eccellenza per la tipologia di vino a cui appartiene non sarebbe più giusto che paragonarlo ad un qualunque Barbaresco di Gaja? Insomma, nonostante l’amore che posso avere per il Grignolino, sarebbe come far giocare la nazionale di calcio maggiore contro una rappresentativa di dilettanti. Ovvio, adesso esaspero. Però queste sono riflessioni lecite, secondo me.
A mio parere queste classifiche posso essere rappresentative, non ci piove, ma vanno sempre soppesate con le dovute cautele.
Insomma, oltre a quelle eccellenze “assolute” (???), ci sono altri vini che potrebbero fregiarsi di quel titolo senza problemi. E la cosa più divertente è andarle a scovare….

Update: non ho ancora la guida tra le mani ma mi hanno segnalato che si parla di vari “grignolino dell’anno” (Grignolino 2009, Cascina Tavijn), “bonarda dell’anno” (Bonarda Moyé, Cascina Gilli) e via dicendo. Bene, mi fa piacere e conferma la qualità del lavoro svolto dai curatori dalla guida. Ma il discorso fatto per le eccellenze, a mio parere, non cambia. Questi “vini dell’anno”, non sono eccellenza al pari dei soliti “grandi vini”?

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