Un mare di nuvole

Esci da casa, il cielo inizia ad illuminarsi. Tutto intorno i contorni delle cose non sono ancora definiti. Non c’è limpidezza, ti accorgi che una leggera foschia ti circonda. Sembra quasi quando ti alzi al mattino e fai fatica a mettere a fuoco. Ecco, è proprio così, anche l’atmosfera è ancora sonnacchiosa.
I lampioni sono ancora accesi ed il silenzio regna in ogni dove. Un gatto, il solito gatto bianco e nero, ti vede arrivare, si stiracchia e ti si avvicina, per la quotidiana dose di coccole. Cammini per le viuzze del tuo borgo, viuzze antiche: nell’aria il profumo del pane appena sfornato. In lontananza le macchine che passano sulla strada principale, i bus, i camion. La civiltà, insomma. E per soddisfare il solito rito pagano, prendi il tuo autubus, caracollante e strabordante di studenti, per recarti al lavoro.
Colline, sali e scendi. All’improvviso una palla infuocata ti si para davanti, accecandoti: rosso, forse perché questa notte è stato versato troppo sangue (cit.). E poi giungi nel punto più alto del tuo tragitto. Alto e panoramico. Il bus si ferma per caricare l’ennesima orda di rumorosi studenti. E tu guardi fuori, estraniandoti dalle urla e dagli strepitii. Qui l’aria e la vista sono cristalline. Sotto di te vedi un mare di nuvole e foschia, da cui spuntano qui e là le colline e alcuni edifici. Sembrano sospesi nel vuoto.
Un mare di nuvole e di foschia, colori particolari, in cui il rosso ed il blu sembrano farla da padroni.
E tu, chiuso in quella scatoletta, non puoi far altro che sentirti un piccolo granello di sabbia inserito in uno splendido ed affascinante infinito. E ringrazi per avere avuto la fortuna di poter godere di un simile spettacolo.
Ed ora, con minore angoscia, vai a soddisfare il solito quotidiano rito pagano.

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