Dolcetto di Dogliani Superiore San Fereolo – Verticale 1997/2005

Se Pecchenino è Platini, Nicoletta Bocca è Diego Armando Maradona. La testa contro il cuore se proprio volessimo fare una contrapposizione basandosi su questi due grandissimi calciatori. Poi, onestamente, conosco talmente poco a livello personale sia Orlando Pecchenino, sia Nicoletta Bocca che non vorrei essere in alcun modo frainteso. Questo accostamento vuole solo essere un modo per evidenziare come ci si trova di fronte ad approcci e vini differenti tra di loro, anche per questioni legate a terreni e metodologie. E proprio una questione di “weltanschauung“, di come si possano percorrere strade differenti per arrivare al medesimo scopo. E di come vini che ricadono sotto una medesima denominazione possano avere caratteristiche differenti, pur mantenendo le peculiarità del vitigno e tratti per certi versi comuni, regalando emozioni ed intensità molto differenti.

1997: Colore abbastanza scarico, non c’è tanta materia. I profumi sono molto fini ed eleganti, leggermente polverosi ma con sorprendenti ricordi floreali ed erbacei, balsamicità elevatissima e spezie dolci. In bocca è abbastanza rotondo, con tannini levigati e freschezza non particolarmente marcata.

1998: Se il naso del 1998 spiccava per una complessità invidiabile, qui la componente gustativa è veramente splendida. Equilibratissimo, con una beva enorme, rotondo, morbido, tutto perfettamente integrato, con quella giusta dose di potenza che rende la bevuta vigorosa. Al naso si ripresenta la balsamicità e le note di frutta cotta, meno eleganti rispetto al 1997, un po’ più decise.

1999: un vino di carattere. Ecco qui che esce l’interpretazione più maradonesca, più sanguigna se è permesso. All’inizio patisce un po’ al naso, con una certa chiusura. Poi viene fuori la frutta cotta e le spezie dolci. In bocca è giocato molto sulla durezza dell’acidità e sulla ruvidità del tannino. Un vino non facile, che si ammorbidisce con il passare dei minuti e regala emozione. E come Maradona dribblò un’intera squadra avversaria per beffare il portiere in disperata uscita, questo vino ha una progressione e una capacità di lasciarsi bere che lascia di stucco.

2000: naso molto complesso, potente ed elegante allo stesso tempo. Spezie dolci, frutta cotta (mora, amarene). In bocca è inizialmente equilibrato rispetto al 1999, pur dimostrando grandissima grinta e decisione con tannini vispi e acidità notevole. Bella beva, interessantissimo, ma meno coinvolgente, nel lungo, rispetto al precedente. Stiamo comunque parlando di un vino grandissimo

2001: accidenti, un altro gran bel vino da vedere in prospettiva. C’è al naso una certa pungenza e complessità, ma le note di frutta sono predominanti e le spezie si stanno evolvendo. Ricordi floreali e campestri (quasi di fieno). In bocca è ancora molto duro, tannini e freschezza sono ancora vigorosi e leggermente scomposti. Bevibile fin da ora con piacere ma a mio avviso da tenere in cantina e dimenticare per altri anni.

2003: ahimé, l’annata in cui nacque mio figlio, quella maledetta estate calda. E, probabilmente, il vino meno convincente di tutta la batteria. Tanta frutta cotta, un po’ stanco al naso. In bocca tanto alcool, tanta acidità, tanto tannino. Tanto, per un risultato al momento modesto. Poi non è detto che cambi. Ma l’assaggio non mi ha convinto.

2004: bhé, dopo il 2003 questo 2004 si riappropria dell’identità del doglianese. Unica nota stonata, in comune al 2003, è l’alcool importante, talvolta invasivo. Ma il naso è un tripudio di frutti rossi e di spezie dolci. Suadente, ecco il termine più adatto. In bocca paga leggermente la durezza di acidità e tannino, ma si lascia bere con discreta facilità.

2005: si torna ai livelli di 2000 e 2001, con discreto equilibrio in bocca e profumi molto interessanti al naso, speziati e ancora un po’ verdi. Acidità importante, deve affinare ancora un po’, ma promette davvero bene

Da come si può vedere i vini di Nicoletta hanno bisogno di tempo per dare il meglio. Sono vini di cuore, sanguigni, talvolta non facili. Ma non penso che Nicoletta cercasse quello, altrimenti avrebbe percorso altre strade. Penso che siano vini che rispecchino fedelmente il suo modo di essere. E soprattutto la sua voglia di valorizzare il dolcetto e Dogliani in tutto e per tutto. Come i vini di Pecchenino d’altra parte.
Strade differenti per grandi vini.

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