Langhe Doc Cremes 2007 – Gaja

Per gli amanti della statistica questo è il post numero 400. Sempre per gli amanti delle statistiche e dei ricordi, l’8 ottobre 2007 iniziai il corso di primo livello Ais e di botto smisi di fumare, dall’alto delle mie 25 sigarette al giorno. Si aggiunga che oggi ho avuto una conferma positiva per il lavoro e ho visto questa classifica (e pur consapevole che queste classifiche lasciano il tempo che trovano, mi fa piacere) e quindi, se proprio bisogna trovare delle scusanti, c’erano tutte le credenziali per aprire una bottiglia “buona”. Lo so, certe bottiglie bisognerebbe condividerle, però è un periodo in cui la solitudine, interiore ed esteriore, non mi spaventa, anzi, la vado cercando, per tutta una serie di vicende personali. Ma questo è un altro discorso.
In cantina avevo questa bottiglia di uno dei più celebri produttori italici a livello planetario, Angelo Gaja. Ovvio, una di quelle bottiglie che ci si può permettere e per cui non si deve aprire un mutuo per acquistarla. Anzi, la bottiglia mi fu regalata un paio di compleanni fa dal buon Emanuele, caro amico che ogni tanto fa la comparsa anche su queste pagine. Langhe Doc Cremes 2007, ossia Dolcetto e Pinot Noir in medesime proporzioni. Altro piemontese eretico, dopo gli ultimi particolari assaggi di San Fereolo e Cascina Garitina. E poi, visto che la prossima settimana da venerdì 15 a domenica 17 sarò a Dogliani per #dogliani2.0, è necessario che prepari le mie papille a quel vitigno sottovalutato, tra i tanti, quale il Dolcetto.
Assaggio davvero piacevole, anzi, ora ancor più che tre ore fa quando ho aperto la bottiglia. L’ossigenazione ha favorito lo sprigionarsi dei sentori e ha donato, a livello gustativo, una equilibrio ed una gentilezza inizialmente difficili da trovare. Rosso rubino intenso, con ancora riflessi purpurei, profondo e con tanta materia colorante, nel bicchiere scivola abbastanza rapida. Al naso è un inizialmente molto chiuso e restio ad aprirsi. Ci mette un po’ ma il primo impatto è segnato dalla frutta sotto spirito e successivamente si apre verso sentori di frutta, in particolar modo confettura di more e mirtilli. Poi le spezie, tutte abbastanza dolci, come il tabacco, la noce moscata, lo zenzero. In bocca è dotato di una bella struttura: acidità importante e alcool ben integrato che costituiscono la “spina dorsale” della bevuta, poi tannini abbastanza morbidi e una piacevole sensazione di morbidezza, che rende la bevuta “facile” (anche se all’inizio l’acidità ed i tannini erano davvero ruvidi). L’impressione che ho alla fine è che si tratti di un vino bevuto in età ancora giovane, destinato a durare nel tempo. Però fin da ora la piacevolezza non manca. Insomma, un vino che merita per festeggiare il 400simo post di questo piccolo blog….

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