Le Iene ed il vino

Pur non avendo l’abitudine di vedere sempre la trasmissione, spesso e volentieri vado sul sito per i filmati relativi ai servizi. Alcuni sono sempre davvero molto interessanti e tosti, fanno riflettere. Altri sono molto più ironici e leggeri.
Ma fino ad un certo punto.
Tra le Iene che preferisco c’è Enrico Lucci. E ieri sera si è occupato di vino, ovviamente a modo suo (qui il video integrale del servizio, purtroppo con tanto di spot pubblicitari).
A maggio si tenne il Roma Wine Festival e Lucci, con la sua finta serietà, ha massacrato in maniera evidente il linguaggio adottato dai vari degustatori, giornalisti (tra cui Ian D’Agata) e sommelier. Ovviamente poi ha anche ironizzato su alcuni vitigni su cui è facile equivocare, come il Nero di Troia o la Passerina, raggiungendo su quest’ultima l’apoteosi quando la degustatrice interpellata ha parlato di sentori fruttati di banana. Ovvia e scontata l’associazione banana-passerina.
Non è mia intenzione scagliarmi contro questa “presa in giro”: anzi, al contrario, mi rendo conto che al di fuori di questo mondo di appassionati e esperti (o presunti tali), l’ironia per il linguaggio utilizzato sia assolutamente normale. Forse per timore, forse perchè vede nel vino solo una bevanda o forse perchè quando discutiamo sui sentori di un vino siamo un po’ troppo presi dalla parte ed è facile risultare un po’ ridicoli. E questo ci deve far riflettere.
Ne avevo già parlato qui e ieri è comparso un post su Enoiche Illusioni che sottoscrivo parola per parola, soprattutto nella chiosa finale, in cui si si domanda a quale pubblico rivolgersi:
Un pubblico la cui fruizione dei contenuti non sia strettamente legata alla capacità di capire il gusto, e che non abbia paura del linguaggio che viene utilizzato per parlarne.“.
Ecco, il servizio di Lucci, qualora ce ne fosse bisogno, ha reso ancor più evidente questa necessità. Con gradualità e lentezza, come avevano suggerito Filippo e Mirco ai commenti a quel post.
Però da qualche parte bisognerà pur iniziare.

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