Monferrato Rosso Doc Amis 2004 – Cascina Garitina

Un altro vino piemontese, un altro atipico, fondamentalmente, pur avendo in sé un po’ di piemontesità, ossia una piccola parte di Barbera. Già, l’Amis 2004 di Cascina Garitina dell’amico Gianluca Morino, è un blend di Merlot (50%), Cabernet Sauvignon (35%) e Barbera 15%. L’azienda si trova in quell’area che è diventata celebre per il Barbera d’Asti Superiore Nizza, quello che i produttori vorrebbero far riconoscere come Nizza (ne avevo parlato in occasione di Orizzonte Nizza). Gianluca Morino, che conosco di persona e che ho avuto modo di apprezzare sia per le doti professionali sia per l’aspetto umano, è il presidente dei produttori di Nizza.
Visto il recente post sulle campionature fugo subito il campo da dubbi dicendo che Gianluca non mi ha regalato questa bottiglia e che è all’oscuro del fatto che sia entrato in possesso di una delle sue bottiglie (questo è avvenuto grazie al solito Vittorio).
Devo dire che l’Amis 2004 pecca ancora un po’ di gioventù, è ancora in divenire a mio parere e presenta alcune piccole asperità. Ciò non toglie che sia una bevuta interessante e piacevole.
Il colore è rosso rubino, intenso, carico, quasi cupo tanta è la materia presente. Scivola lento nel bicchiere, lasciando presagire oltre ad una certa struttura anche una corpo ed un alcool notevoli. Al naso è un susseguirsi di sensazioni che vanno dalla confettura di more, per passare alla prugna ed arrivare ad una serie di spezie che lasciano immaginare un passaggio in legno. Infatti sono lapalissiani il pepe e la vaniglia che creano un sottile e piacevole gioco di contrasti tra il dolce ed il piccante. Poi la cannella e un ricordo di tabacco dolce. A bicchiere vuoto sembra emergere una nota verde, ancora erbacea, per certi versi.
L’entrata in bocca tradisce un po’ la gioventù del vino, la sua irruenza e un briciolo di scompostezza iniziale; la prima impressione è di potenza, poi subentrano le varie componenti: prima l’alcool, poi la freschezza, poi i tannini, tutte sensazioni che giungono in ordine sparso. Ma dopo l’impatto iniziale, dopo pochi istanti, si riassestano donando una certa morbidezza e lasciando in bocca un piacevole ricordo di tannini verdi e leggermente amari che lavorano a lungo, dando lunghezza e profondità alla bevuta. Le successive sorsate, man mano che passava il tempo, diventavano meno irruenti e potenti, trovano invece un certo equilibrio e mantenendo, se non addirittura aumentando, la piacevolezza già riscontrata in precedenza.
Insomma, un altro di quei vini interessanti da tenere in cantina e dimenticare per un po’ di tempo.

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