AOC Beaujolais Nouveau 2010 – Pasquier Desvignes Negociant

Dopo il novello italico ecco il novello francese, ossia il Beaujolais Nouveau 2010. Quello che, a torto o ragione, è considerato l’unico vero novello.
Paradigmatico. Quale altra espressione usare per un vino del genere?
Da riconoscere ad occhi chiusi, con il bicchiere nero. Semplice, immediato, beverino. Piacevole, a modo suo, a chi piace il genere. Io continuo a pensare che sia succo d’uva leggermene fermentato (12%), un vino leggiadro, semplice… da bere senza problemi. Senza alcun problema a tal punto che il sottoscritto, che non è assolutamente amante del genere, si è praticamente finito la bottiglia da solo. Evidenemente stasera ero ben disposto 🙂 (oggi nonostante la stanchezza è stata una giornata importante e produttiva che meritava questo giusto coronamento).
Il Beaujolais Nouveau è prodotto solo con uve Gamay ed è lapalissiano e “scolastico” fin dal colore: ecco se volete vedere il rosso porpora questo è il vino giusto: purpureo, come l’abito di un alto prelato, con l’unghia leggermente scarica, ma nell’insieme dotato di buona profondità e sostanza colorante. Al naso, a parte una temperatura troppo bassa all’inizio, è marcatamente floreale e fruttato: rose, viole, leggero ricordo di lavanda e frutti rossi a iosa, dalla fragola al mirtillo, passando per la ciliegia. Una volta avrei detto, in senso dispregiativo, vino da femmina (e non l’avrei bevuto). Tutti i descrittori che ho elencato sono netti, puliti, semplici, evidenti.
In bocca è lieve, leggero, discreta acidità, sapido il giusto, tannini pressochè inesistenti. Scivola in bocca che è un piacere: l’ho bevuto mangiando un pezzetto di formaggio (nonostante la mia dieta non lo permetta) e il risultato è stato davvero strepitoso… ecco, il Beaujolais Nouveau, al di là di tutto, è il vino della convivialità e del semplice piacere dello stare assieme. E’ il vino della festa. Punto.
Prima di pubblicare questo scritto, sono andato a rileggermi la degustazione del novello italico. Ho usato descrittori analoghi, seppure la beva sia in apparenza differente tra i due vini. Ed il mio entusiasmo pure.
Parliamone, insomma… solo perchè uno si chiama Beaujolais e l’altro Vino Novello? Insomma, mi sono lasciato abbindolare dal nome? Sono così ingenuo? O effettivamente i diversi disciplinari, le diverse metodologie produttive e soprattutto l’uso di vigneti (Gamay in un caso contro i vari “miscugli” italici) così differenti regalano emozioni diverse (ed in questo caso molto più piacevoli?). Aiutatemi a capire…

…. ah, questa bottiglia l’ho pagata 8 euro…..
Ciò non toglie, per chiudere questo breve racconto, che il mio gusto propenda per altri vini, sia chiaro. Ma una volta ogni tanto, un vino del genere, ci sta davvero bene.

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