Azienda Agricola Favaro – Piverone

Mentre scrivo questo post ho davanti a me un bicchiere, pieno di vino rosso. Io so cosa è: è un vino che difficilmente troverete in giro, né ora nè in futuro. Ma non è questa la cosa più importante… neppure la sua composizione o il suo affinamento… la cosa splendida è che è un vino che è un atto d’amore, di un produttore alla sua donna. E che quando te lo racconta, il come è nato e le ragioni che ci sono alle spalle, non ti metti a piangere solo solo perchè ti hanno insegnato che, essendo maschio, bisogna celare la propria commozione. Come ho scritto a Camillo Favaro in un sms mentre tornavo a casa, il vederlo raccontare, vedere i suoi occhi era un qualcosa che regalava emozione, al limite delle lacrime. Bello, proprio bello. Se proprio siete curiosi, comunque, il vino si chiama RossoMeraviglia, annata 2009. 300 e poco più bottiglie prodotte (e 8 magnum, di cui una prenotata dal sottoscritto). Syrah al 100%. Un vino che mi manda in visibilio (avevo assaggiato il 2007, ma questo 2009 è da urlo). Non ha neppure l’etichetta, è stato imbottigliato poco tempo fa e sarà “disponibile” dal primo dicembre 2010. Forse Camillo mi sgriderà nell’averne parlato, però è uno di quei vini che ti lascia senza parole, che bevi con una piacevolezza tale che vorresti la bottiglia senza fondo.
Però Favaro non è (solo) questo… Favaro ed il Canavese sono Erbaluce, sopratutto. E quando uno ti accoglie facendoti assaggiare un Erbaluce (base) del 2002 e uno del 2005 (oltre al 2009) è perchè è sicuro di quello che fa, come si suol dire “è sicuro del fatto suo“. E questi due assaggi meritano una parentesi a parte. Il 2002 è dorato, una gioia per gli occhi, al naso è giocato sulla frutta candita, il cedro, i sentori di pasticceria. In bocca è leggermente sporco, qualche leggera ossidazione iniziale, ma come struttura e potenza, eleganza e suadenza… emozionante è dire poco, anche se pensi all’annata che fu… il 2005, invece, è uno di quei vini che messi in una degustazione alla cieca non diresti, nell’immediato, che è un Erbaluce… nel mio quaderno ho scritto come prima cosa “naso riesling“: idrocarburi a palla, mineralità. Poi dopo emerge la frutta, l’agrume. E in bocca è verticale, ti si pianta al centro del palato, equilibratissimo, ottima sapidità. Un vino che potrà ancora resistere nel tempo. E di fronte a questi due assaggi il 2009, spiace quasi dirlo, è quasi “normale”: non lo si prenda in un’accezione negativa, anzi, perchè al naso c’è la frutta matura, l’agrume (il pompelmo) ed in bocca è pieno (carnoso, verrebbe da dire), con una bella sapidità e acidità giusta. Leggermente amarognolo nel finale. Però altro rispetto ad annate d’antan. Ma come mi ha confidato Camillo, questo 2009, tra qualche anno, a suo parere darà soddisfazioni. Come il 2010, assaggiato dalla vasca (oramai è una di quelle cose che adoro fare): sporchissimo, ancora sulle fecce, mostra subito un bel frutto, fiori, grande acidità e sapidità, ottimo alcool. Struttura e potenza fin da ora. Se le premesse sono queste non c’è che da aspettarsi interessanti conferme (e per chi fosse curioso, andate a leggere le note di Sara sull’annata 2008)
E per chiudere gli assaggi di Erbaluce c’è il 13 Mesi 2009 (qui l’assaggio del 2007), versione più ricercata ed ambiziosa, con passaggio in legno (legno di 3o o 4o passaggio) che viene imbottigliato 13 mesi dopo la vendemmia: il 2009 è stato messo in bottiglia a settembre e a mio parere, non condiviso da Camillo, è ancora un po’ chiuso. Vino in divenire, da vedere nel lungo, lunghissimo periodo. Però emerge il carattere dell’erbaluce, con le sue sapidità, il suo agrumato, la sua complessità. Mi ha convinto meno degli altri, a tal punto che due bottiglie sono tornate a casa con me… e riposeranno ancora un po’ e poi le riassaggeremo… staremo a vedere 🙂
Ma Favaro non è (solo) Erbaluce: ci sono anche i vini rossi, come la Freisa 2009 (vigne vecchie di 30 anni, acciaio e leggero affinamento il legno). Parte lento, restio a concedersi, poi viene fuori con il frutto, una leggerissima speziatura e una sorprendente nota ferrosa, che lo avvicina al Gattinara ed al Ghemme, vini prodotti non troppo lontani da qui. In bocca è lungo, acidità ben equilibrata, forse leggermente “debole” sul tannino, che lo rende un po’ “seduto”: ma in ogni caso abbastanza interessante, anche se a mio gusto l’altro rosso assaggiato, il Basy 2009 (60% Syrah, 20% Nebbiolo e 20% Barbera) è una spanna al di sopra per complesssità aromatica (frutto, leggermente erbaceo) e finezza nell’assaggio, dove acidità, tannini rotondi e sapidità, rendono la bevuta molto interessante e immediata.
Ma il RossoMeraviglia 2009 è davvero una meraviglia, una meravigliosa meraviglia, per la storia che c’è dietro e per il vino in sè, dove il frutto e la speziatura dolce la fanno da padrone ed in bocca l’equilibrio e l’armonia (andate a cercare quante volte ho usato questa parola) sono davvero un “atto d’amore”…. (sono un inguaribile romantico, che ci volete fare?)

Ah, per chi non lo avesse ancora capito, oggi sono stato qui, all’Azienda Agricola Benito Favaro – Le Chiusure (seppur di fretta e di corsa). Tappa consigliata. Già il semplice fatto di conoscere una persona come Camillo merita il viaggio: dalla sua esperienza ed dal suo entusiasmo si può solo essere coinvolti ed imparare un sacco di cose nuove….

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