Cantina Balbiano – Andezeno

Questo post è il classico esempio di come, da uno scivolone, si possa conoscere una realtà produttiva che probabilmente, chissà per quanto tempo avrei lasciato lì, ad attendere. Lo scivolone di cui parlavo è questo Freisa di Chieri Doc Surpreisa 2008: scivolone reciproco perchè da un lato la bottiglia era obiettivamente sfigata e perchè dall’altro, come mi ha “rimproverato” un produttore che con Balbiano non c’entra assolutamente niente, avrei potuto evitare di scrivere quel post. Io ho spiegato sia a Luca Balbiano sia a questo altro produttore le mie ragioni: oramai quel che è fatto è fatto e non si torna indietro. Luca, invece di insultarmi e denigrarmi, cosa che avrebbe potuto fare benissimo di fronte ad un post di quel tipo, ha colto la palla al balzo per dialogare, approfondire e capire le altrui ragioni. E 3 giorni dopo sono andato a trovarlo in azienda. Questo è un esempio di come i social network ed i blog, se usati in maniera intelligente, avvicinano le persone e le portano a confrontarsi.
Confronto schietto, in cui ho potuto chiaccherare con Luca (giovanissimo, leva ’82), preparato ed appassionato e assaggiare tutta la produzione dell’azienda.
Ovviamente dico subito che il Surpreisa (seppur abbia assaggiato il 2009) non è il vino di cui ho parlato in quel post: al contrario del mio assaggio qui il profilo olfattivo è molto più ampio e variegato, con i frutti rossi in evidenza e una leggera speziatura ed in bocca non è per nulla seduto, anzi: bella acidità, tannini ancora ruspanti. Direi che è giovane e che il tempo non potrà che giovargli. [rettifica doverosa nei confronti del vino e dell’azienda]
Ma Balbiano non è solo vini (nei giorni che seguiranno parlerò di due o tre vini che mi hanno colpito): è una bella realtà aziendale, di cui Luca rappresenta la 3a generazione, che ha iniziato la propria attività nel 1941 e produce circa 130-140mila bottiglie (la Freisa di Chieri vivace secca rappresenta circa il 70% della produzione). Un totale di 30 ht di vigneti, alcuni di proprietà, altri di conferitori storici. Cantina ristrutturata con molto gusto e molto bella che ospita al suo interno un bellissimo museo di oggetti della vita contadina. Dalla quantità e dalla qualità dei pezzi esposti meriterebbe già di suo una sede a parte e una maggiore valorizzazione; ed al suo interno c’è una stanza che farebbe tornare bambini chiunque: La stanza dei Balocchi (ed il paragone con questo brano di Caparezza è venuto spontaneo).
Visita che vale la pena una gita in quel di Andezeno.
Sui vini? Bhé posso anticipare che mi hanno colpito, per motivi molto diversi tra loro, il Bianco dell’Arco 2009 (freisa vinificata in bianco, charmat breve, che con il passare dei minuti tirava fuori dei profumi affascianti), i due Barbarossa 2006 e 2007, gli unici freisa 100% che fanno un leggero passaggio in legno, (ecco, se l’Arvelé di Cascina Gilli era un generale sabauto, qui ci troviamo di fronte a due dame della corte, nonostante il nome appartenga ad un condottiero sanguinario come il Barbarossa) ed infine la Bonarda Vivace Secca 2009, che, per quanto non ami il genere e la tipologia, fa scordare le brutte versioni della “finta Bonarda” (perchè ottenuta da uva croatina) dell’Oltrepò pavese. Ma di tutti questi vini ne parleremo in futuro dedicandogli maggiore spazio e tempo.
Un sincero grazie a Luca per l’ospitalità, per la visita personalizzata ed il tempo dedicato. Ma soprattutto per aver intrapreso la strada del dialogo e non quella della guerra: ciò non toglie che di persona gli abbia espresso i miei dubbi, le mie perplessità, come il mio stupore e la mia ammirazione (e lui ha fatto altrettanto, in un confronto sereno e serrato). Non tutti amici, tutti fratelli, pappa e ciccia, tarallucci e vino: ma persone con cui riflettere, ragionare e crescere.

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