Cirò Doc Rosso Classico F36 P27 2008- ‘A Vita

Il bello di partecipare a manifestazione come Terre di Vite è proprio quello di andare a sperimentare vini e produttori così lontani che difficilmente potresti conoscere ed avvicinare. Qui parliamo di Calabria e del Cirò, ossia gaglioppo al 100%. Per chi non fosse avvezzo alle polemiche enoiche, proprio il Cirò è stato oggetto di contendere molto aspro tra “tradizionalisti” e “innovazionisti” (mi passate questi termini?). Detto in poche parole: vogliono introdurre nel disciplinare l’utilizzo di vitigni alloctoni. E molti si ribellano parlando di snaturamento del vino, del vitigno e della territorialità.
Inutile dire che mi schiero dalla parte dei “tradizionalisti“. Perchè snaturare un territorio ed un vino? Chi ha dei dubbi sul valore di questo vitigno assaggi il “base” di ‘A Vita, ossia il Cirò Doc Rosso Classico F36 P27 2008 (dove la sigla F36P27 costituisce la sigla catastale del vitigno). E sono sicuro che gli passerà la voglia di tagliarlo con un vitigno alloctono di qualsivoglia specie.
Perchè questo vino è di un’eleganza e di un’espressività davvero impressionanti: è un vino che si dona in tutta la sua generosità, la sua franchezza e per il suo essere nato tra la montagna ed il mare (personalmente ho addirittura preferito questo “base” al Cirò Superiore 2008, anch’esso in degustazione, trovandolo un po’ più complesso, chiuso e restio a donarsi completamente). Bel colore rubino, leggermente scarico non dà l’idea di trovarsi di fronte a uno di quei vinoni concentrati e potenti. Anzi, il naso è delicatissimo, con ricordi floreali di geranio, di frutta rossa, frutti di bosco, ed una speziatura leggera, quasi piccante e salmastra. Aspetto che si ritrova in bocca, dove la sapidità molto decisa è unita ad una buona freschezza e a una tannicità viva ma perfettamente integrata. Lungo, continua a “mordere” le gengive e persiste con quel sentore salmastro che ricorda il mare. Volendo fare delle forzature potrebbe addirittura ricordare il grignolino (pur non possedendo la medesima speziatura e trama tannica): ma si può ritrovare la medesima espressività ed eleganza.
Ed allora, signori, perchè imbastardire un vino così speciale e soprattutto ottimo cantore del suo territorio?

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