Freisa d’Asti Doc Vivace 2009 – Cascina Gilli

Continuiamo sulla strada della condivisione. Mi piace davvero questa cosa. Ossia vedere come persone “inesperte” (?!?!) si approcciano al vino e si lanciano nel raccontare. E dopo Sara ed Elena, questa volta è il turno di Bianca Maggiora, aka Tartetatin. Insieme a Vittorio è stata la prima frequentazione di Twitter a divenire realtà. E c’è stato subito feeling, comprensione e condivisione. Lei è sicuramente più orientata verso il cibo, ma il vino l’ha nel sangue. Cresciuta nella zona dell’Astigiano, non si limita ad assaggiare ma cerca di entrare in contatto con il vino, prova a coglierne l’essenza. Come nel caso di Sara ed Elena, anche qui massima libertà di espressione e nella scelta del vino.
E Bianca ha scelto un vino apparentemente facile, come la Freisa di Chieri Vivace 2009 di Cascina Gilli ma che a mio parere tanto facile non è. Ecco qui, signore e signori il suo racconto:

Un giorno di questo novembre.. decido quasi per caso di scendere in cantina.. non per riaprire vecchie scatole un po’ impolverate, nè per tentare di riordinare una confusione a cui sono orami affezionata.. ma per fare un riassunto “enologico”, un’indagine, un’ispezione tra le bottiglie e la mia capacità di ricordare cosa c’è o cosa non c’è sugli scaffali…

Un poco nascosta, quasi timida ..eccola, inaspettata.. perchè convinta fosse..”un errore di sbaglio” una solitaria. Bottiglia di Freisa d’Asti Vivace -anno 2009 – di Cascina Gilli, produttori di Castelnuovo don Bosco.. Non è il solo vino di Cascina Gilli che abita il mio scaffale, ma è la sola Freisa “vivace” e non mi capacito di come mai sia lì,che non amo i vini “mossi”.
Ma è una giornata nebbiosa, umida.e all”improvviso ricordo una gita proprio a Cascina Gilli tra vigneti appena vendemmiati, profumi e sole ancora caldo, mi ritrovo con questa sorpresa ..e risalgo.. decisa quasi a sfidarmi per superarmi. Un po’ sul serio e un po’ no…

La temperatura è fresca, di cantina appunto: non credo sarebbe andata bene più calda e quasi col batticuore inizio la mia prima degustazione.
Mi lascio incuriosire e attirare dalla vivacità.. appunto e dal colore rubino scuro, brillante e ambrato quasi un rosso pompeiano..
Il profumo è secco, quasi di fragola, ma è un attimo perchè sa anche di terra calda di rugiada, di foglie secche accartocciate.. E poi l’assoluta incredulità di “sentire” la vivacità come indispensabile. Che poi si placa subito per lasciare il gusto sfumato di tabacco, un po’ ruvido aspro ma caldo… sa di rosa rugosa (una bella e strana rosa spinosissima,con petali radi e delicati), persino un po’ di fumo di camino, quello strano miscuglio di “sigàla”, di campagna d’autunno, d’aglio e di polenta “fumante”.

Non può che essere vivace un vino così perchè poi cattura e diventa, resta importante… perfetto per la bagna caoda e le sue verdure croccanti, snello con formaggi decisi, rotondi, un po’ burrosi..
L’estremo azzardo è stato accostarlo ai finocchini di Refrancore, biscotti secchi, a forma di mattoncino, che sanno di anice,erba limonina: e sorprendentemente la Freisa Vivace si sposa bene con questi biscotti croccanti: erano i dolcetti beneauguranti nei matrimoni di campagna di tanti, tanti anni fa.
Facile ammettere che questa Freisa è “diversa” proprio perchè la sua vivacità diventa coinvolgimento, serietà.. D’obbligo ritornare sui miei passi, accogliendo in pieno tra i miei preferiti questo rosso così… avvolgente.
Il mio cammino verso il “sentire”, è appena cominciato… ma è bello, è come entrare in un bosco, guardare gli alberi, scoprirne differenze,e osservare.e stupirsi senza stancarsi mai.

Non ci sono parole da aggiungere, se non un ringraziamento a Bianca per l’essersi “buttata” a capofitto in questa mia idea di condivisione. Come ha scritto lei è la “prima degustazione“. Giocata su emozioni, ricordi, richiami al passato. Come già scrissi, basta con i tecnicismi… questa è la strada da intraprendere, soprattutto è un’occasione per le aziende per ascoltare non sempre i solidi paludati critici ma, al contrario, sentire la voce di un “consumatore finale”, più o meno consapevole, di quello che ha nel bicchiere. Grazie di nuovo a Bianca, con l’augurio che vi possano essere altre occasioni per parlare e chiaccherare di vino sulle pagina di questo piccolo blog…

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