Freisa di Chieri Doc Superiore Riserva Barbarossa 2006 – Balbiano

Il Barbarossa fu un valente condottiero, da molti temuto ed odiato. A quei tempi non c’è la guerra di conquista in senso stretto: piuttosto c’era la guerra di razzia, dove un esercito arrivava, rubava il possibile e distruggeva tutto. Barbarossa lo fece con Chieri nel 1155 e poche barbatelle si salvarono. La leggenda vuole che fossero barbatelle di Freisa di Chieri e da qui nasce il mito. Ammeso che sia vera questa storia, ci troviamo di fronte, come già dissi, ad un vino dal profilo femmineo, etereo, gentile. Sì, ma di una donna d’altri tempi e d’altra tempra. Un po’ come il generale generale sabaudo rappresentato dall’Arvelé di Cascina Gilli, con il Barbarossa 2006 la componente forte e decisa persiste, tipica del vitigno freisa per quanto mi è dato capire. Ma meno rigida, appunto, più femminile ed eterea.
Delle Freise prodotte da Balbiano, questo Barbarossa è l’unico che fa un passaggio in legno di circa 6 mesi. Colore molto carico, rubino intenso e discretamente corposo, parte subito con note leggermente speziate (pepe, chiodo di garofano) e balsamiche, per poi lasciare posto a sentori più gentili di fiori (la rosa è assolutamente evidente) e frutta, confettura di frutti di bosco. Un naso cangiante ed in continua evoluzione, giocato più su note dolci e delicate. Spettro olfattivo spettacolare (così scrissi al momento sul mio quadernino). In bocca è lungo, tannico il giusto, morbido ed elegante. Buona acidità e sapidità. Un vino molto equilibrato che nonostante tutta la complessità di cui ho parlato poco fa, è dotato di una beva straordinaria, immediata. Non è uno di quei vini che stufa al secondo bicchiere. No, in questo caso puoi andare avanti nella bevuta senza fatica. Ecco, una gran bella freisa. Elegante e gentile.
Ho assaggiato anche l’annata 2007: si conferma per qualità e piacevolezza, pur mostrando con maggiore evidenza l’anno in meno, con tannini più ruvidi e ancora giocato sulle durezze, un naso più chiuso e meno d’impatto. Insomma, avrà tempo per evolvere, cambiare e migliorare.

Adesso, alla prima occasione, proverò a fare un esperimento: mettere questo Barbarossa di fianco al coscritto Arvelé, alla cieca. Sono davvero curioso di vedere le differenze e soprattutto se riuscirò ad “indovinarli”. Staremo a vedere se tra il generale sabaudo e la dama di corte vi sarà uno splendido matrimonio… 🙂

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