Freisa di Chieri Doc Surpreisa 2008 – Balbiano

Bisogna ammettere che ci sono delle degustazioni che nascono male. Poi, cambiano, evolvono, si “raddrizzano” un po’ nel corso della serata per giungere ad un quasi “happy end” (solo quasi, ahimé). Ecco, questo post è figlio di una situazione del genere e di una bottiglia che, a mio avviso, non era del tutto in forma. Questa premessa è d’obbligo perchè su Twitter ho avuto modo di scambiare qualche battuta con il produttore di questo vino, l’Azienda Vitivinicola Balbiano, quando mi sono ricordato che in cantina riposava (dimenticata) questa Freisa d’Asti Surpreisa 2008. E lui mi ha scritto che era curioso di sapere cosa ne pensavo.
Ma prima di parlare della degustazione in sé mi soffermo sul fatto che era una bottiglia dimenticata: non me ne voglia il produttore ma questa bottiglia è rimasta lì per la sua etichetta. Sarò un integralista, un bacchettone, un talebano: datemi tutti i nomi di questo mondo, ma a me quell’etichetta non piace. Se non fosse stato un regalo di un caro amico, personalmente, per l’etichetta, non l’avrei mai acquistata. Etichetta finto-natalizia (ed infatti il regalo è stato fatto per Natale), più da bibita per bimbi che da vini. Chiedo scusa ai Balbiano per questo giudizio così netto e tagliente, ma in etichetta, personalmente, cerco alcuni elementi che mi permettano di identificare immediatamente quel vino. E un’etichetta bambinesca e finto natalizia, mi fa pensare ad un prodotto pensato per essere venduto solo in quel periodo. “Le insegne luminose attirano gli allocchi” cantavano i CCCP in Tu Menti. E io, in questo caso, sono stato “pigro di testa” (medesima canzone) e mi sono lasciato abbindolare dall’impressione visiva.
Perchè l’assaggio, pur partito malissimo a causa di una riduzione pazzesca al naso (uova marce, tanto che ho temuto di avere tra le mani una bottiglia da lavandinare), alla fine ha dimostrato una certa piacevolezza (seppur con ancora molti punti interrogativi). Ma torno a ripetere, a mio avviso la bottiglia non era in forma.
Il vino si presentava con un colore rubino abbastanza intenso, non particolarmente luminoso, anzi, per certi versi un po’ cupo. Come detto poco fa riduzione pazzesca da “vino puzzone” tanto che ho scaraffato il vino, cosa che raramente faccio, proprio per valutare se i sentori sgradevoli svanivano con l’ossigenzione o se, al contrario, persistevano. Visto che sto scrivendo questo post la riduzione è svanita nel corso del tempo, mostrando al naso sentori fruttati di mirtillo e frutti di bosco, un leggero ricordo di prugna e un accenno di tabacco e pepe bianco. Comunque sentori non del tutto puliti e netti. In bocca, e anche questo mi fa pensare ad una bottiglia non ottimale, non sfoggia tutto il repertorio del freisa, con acidità e sapidità abbastanza decise e tannini vivaci. Al contrario l’ho trovato un po’ seduto, seppure non presentasse difetti evidenti: acidità abbastanza bassa, non troppo sapido e tannini rugosi, quasi un ricordo di “terra”. Neppure troppo persistente, cadeva abbastanza velocemente sul palato, lasciando un vago ricordo di mirtilli e more.
Bottiglia che deve aver patito qualcosa o semplicemente sfortunata (il tappo era in stato ottimale e non sembrava presentare difetti evidenti). Come si diceva una volta a militare: rivedibile. O meglio, da riassaggiare, perchè da questo vino mi sarei aspettato qualcosa di decisamente diverso…

Tags:

About enofaber