Langhe Doc Nebbiolo 2007 – La Berchialla

Era da lungo tempo che un nebbiolo non mi emozionava a tal punto. Era da tanto tempo che guardando i miei quadernini non trovavo un’espressione del genere “ECCELLENTE!!!!”. E pensare che questo assaggio era partito in sordina.
Prima di questo, avevamo degustato un altro vino, più potente, almeno all’apparenza. E Vittorio ed io ci siamo guardati e ci siamo detti “forse era meglio iniziare con questo“. Ed il vino sembra quasi aver sentito le nostre parole e si deve essere (forse) un po’ offeso. Dando poi il meglio di sé. La Berchialla, azienda di Olek Bondonio, è in quel di Barbaresco. E questo vigneron d’altri tempi, oltre al nebbiolo (Barbaresco e Nebbiolo) coltiva il Pelaverga, il Grignolino ed il Docetto. Le sue vigne sono attaccate a quelle del più famoso produttore di Barbaresco. E quando te le racconta gli si illuminano gli occhi, lo vedi fremere d’amore verso quella sua terra. E lo stesso amore lo si ritrova nel suo vino.
Parte lento, con un naso chiuso, restio ad aprirsi, da vero Nebbiolo piemontese. Poi poco alla volta ti avvolge, ti avvince e ti convince: un fiore gentile e lontano, la viola, la frutta, dove predomina la ciliegia e il mirtillo e le spezie leggere, eleganti, volatili, come chiodo di garofano, il pepe, la liquirizia. Un profilo che sale ed evolve lentamente, senza fretta. Sembra quasi dire: ehi, abbi pazienza io non ho alcuna fretta, stammi ad ascoltare. In bocca è ancora giovane ma ha già una bevibilità commuovente (e non uso questo termine a caso): acidità viva, tannini ruspanti ma allo stesso tempo non eccessivamente astringenti, rotondo e morbido. Ma tutto questo lo si ravvisa nel medio-lungo periodo. Lasciato lì nel bicchiere cambia e racconta storie sempre più evolute e suadenti, acquistando profondità, durata e profumi. E quello che colpisce ancora di più è la bevibilità di questo vino: nonostante i 13,5% va giù che è un piacere, non fai tempo a finire un bicchiere che hai voglia di rabboccare immediatamente. Per usare un’espressione cara a Vittorio “da capottarsi“. Per entrambi è stata, senza timore di esagerare od essere smentiti, una delle più belle bevute del 2010.
Complimenti, di cuore. Grande, grandissimo nebbiolo.

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