Terre di Vite – The day after

Purtroppo ho potuto dedicarvi solo un giorno, il sabato. Ma alle 10.45 ero già davanti al castello di Buronzo. E come spesso mi accade in queste situazioni mi è preso un attacco di insicurezza cronica e me ne sarei voluto tornare a casa. Poi ho visto un volto familiare e sorridente, quello di Sara Carbone, due chiacchere, la sua gentilezza e le paure… puff… svanite…
Questo post sarà proprio di riepilogo, generico… per i singoli vini e produttori più significativi scriverò man mano, raccontandoli per quanto ne sono capace…
Bene si inizia il giro e parto, guarda un po’ dalla mia amata VdA. Ma come, vai a 80 km da casa ed inizi da una regione che già conosci? Sì, proprio per creare in me, da un lato, quella “sicurezza”, partendo da un qualcosa di noto e familiare e poi perchè Giulio Moriondo è un grande personaggio e non avevo mai colpevolmente assaggiato i suoi vini. Ecco, sappiate che di lui parlerò, perchè i suoi vini sono estremamente fedeli al territorio (il Cornalin un passo al di sopra ti tutti). Lui è un grande amante e cultore della Valle d’Aosta e dei suoi autoctoni… penso (o almeno mi piacere pensare che sia così) che ci siamo capiti al volo…
Poi di botto sono passato all’altro capo dell’Italia. Sicilia, con Barraco e gli autoctoni della sua terra, partendo dal Cataratto per arrivare al Nero d’Avola 2006 vendemmi tardiva. Un viaggio in una terra a me sconosciuta, con profumi che spiazzano e ti portano in luoghi davvero a me diversi. All’inizio ho avuto qualche difficoltà, non riuscivo a cogliere. Poi man mano che passavano i minuti e grazie alla saggia guida di Nino Barraco, forse qualcosina in più l’ho capita (e sicuramente ho imparato un sacco di cose).
E per continuare con la Sicilia uno dei migliori assaggi della giornata con Bonavita ed il suo Faro 2007 e 2008 (quest’ultimo strepitoso, ne parlerò sicuramente a parte).
Poi ho deciso di continuare con il Sud Italia, dei cui vini sono assolutamente ignorante, oltrepassando lo Stretto fermandomi in Calabria, con il Cirò dei crotonesi ‘A Vita: due vini, un “base” 2008 e un superiore, dove cambia unicamente il vigneto. Vini davvero particolari che per assurdo sono poco “meridionali” (o meglio, per l’ignorante come me che si aspetta alta concentrazione, potenza ed alcool, qui non c’è). Eleganza, profumi particolari e speziati che per verti versi, con le dovute proporzioni, possono ricordare il grignolino.
E poi con un triplo salto carpiato sono ritornato al Nord, in montagna, nella Valtellina, con Arpepe e la sua chiavennasca (ossia nebbiolo): Grumello 2001, Sassella 1999 e Ultimi Raggi 2004. Assaggi difficili, che meritavano molto più tempo e pazienza. Insomma, veri vini da meditazione, che in una manifestazione del genere facevano fatica a dare il meglio di sè in pochi minuti. Vini impegnativi, senza ombra di dubbio.
Continuando a stare al nord mi sono rispostato in Piemonte:e se devo essere sincero dalla mia terra ho avuto più perplessità che certezze. Sono partito andando a trovare Le Piane di Boca (croatina e nebbiolo), un 2007 e un 2006. Piacevoli, ma nulla di più, a mio modesto avviso (altri vini da degustare in circostanze meno caotiche, questa la mia impressione). E poi son passato da Rinaldi: memore del suo Barolo forse nutrivo aspettative che sono andate deluse su Freisa 2009 e Dolcetto 2009. Un briciolo meglio, per quanto non esaltante il Nebbiolo 2008. Infine sono andato da Antoniolo che con i suoi Gattinara mi ha restituito un briciolo di conforto nei confronti del Nebbiolo dell’Alto Piemonte. Soprattutto con il 2005, che dimostra struttura ed eleganza da vendere.
Poi mi sono spostato in centro Italia, Marche, Toscana ed Emilia. Per le Marche la Fattoria San Lorenzo che con i suoi Verdicchio (Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “Vigna delle Oche” 2007 e San Lorenzo 1998 (?!?)) mi hanno fatto letteralmente capottare per complessità e profondità (vini che meritano un approfondimento a parte). E per stare sullo stesso santo (Lorenzo), ma cambiando regione (Toscana) e tipologia di vino (Sangiovese) mi sono spostato dagli ilcinesi di Podere San Lorenzo: Rosso di Montalcino 2007, Brunello di Montalcino 2005 e un vino che sarà in commercio nel gennaio del 2012, ossia il Brunello Riserva 2006 (altro post a parte). Davvero interessanti, per sentori, profumi ed aromi. Grandi strutture ma grandissima eleganza.
In chusura l’Emilia con l’azienda Manaresi ed il suo Pignoletto (frizzante e classico) ed il Merlot. La stanchezza iniziava a farsi sentire e quindi sono assaggi che dovrò ripetere perchè non sono stato in grado di apprezzare alcune sfumature che invece meritavano di essere colte.
E a chiusura di giornata, proprio per ultimo, sono andato da Princic che con 3 vini, uno più buono dell’altro (Trebez 2007, Ribolla 2005 e Cabernet Sauvignon 2001, ognuno dei quali si meriterà un approfondimento) ha degnamente concluso la mia carrellata.

Ho saltato un sacco di produttori, sarebbe stato necessario fermarsi anche la domenica per continuare. Ma in genere mi sento di poter dire che il livello qualitativo medio era molto alto, fatta eccezione per alcune mie piccole/grandi delusioni. Ma è una questione soggettiva, di gusto che si ha in quel momento e soprattutto a cosa si pensa e si prova in un determinato ambito. Quando possibile i primi ad essere riassaggiati saranno quelli che a mio parere erano sottotono. Gli altri, appena possibile, li riasseggerò con grande voglia (e magari scoprirò che certe evoluzioni non sono “adatte” al mio palato).
Discreta l’organizzazione dell’evento e la vivibilità degli spazi. Un’esperienza da ripetere quanto prima….

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