Verdicchio di Jesi Riserva Vigneto delle Oche 2007 – Fattoria San Lorenzo

Il verdicchio? Ah un vinaccio, poi in quella bottiglia strana… mica è buono…” Quante volte mi sarò sentito dire una cosa del genere? O quante volte, da ignorante, avrò pensato ciò? Verdicchio, Marche, chi va mai a pensare che si possano fare vini di qualità? Bhé una volta, forse, era la norma. Per fortuna la musica è cambiata e si stanno comprendendo, da una decina d’anni a questa parte, le enormi potenzialità di questo vigneto.
Bene, mettete da parte ogni preconcetto e lasciatevi trasportare in un viaggio, un viaggio senza ritorno, perchè vi innamorerete di questo vitigno e di questo vino. E di questo produttore, Fattoria San Lorenzo capace di portare in assaggio anche un vino, un Verdicchio, il San Lorenzo del 1998. No, non sto scherzando: 1998. Ritto, verticale, quasi perfetto. Un vino che potrebbe aver venduto la propria anima al diavolo per cotanta bellezza, longevità e struttura.
Ma torniamo al Verdicchio di Jesi Riserva Vigneto delle Oche 2007: colore paglierino con riflessi dorati, raggi di sole che attraversano il bicchiere. Al naso è un tripudio in fatto di complessità: fieno, acacia, miele, mineralità da far paura, spezie piccanti, quasi zafferano e curry; un rincorrersi, un cambiare, un lasciare spiazzato il naso ad ogni “annusata. Ma quello che lascia ancor più di stucco è la bocca: giovanissima, apparentemente scomposta. Nei miei appunti ho scritto “è un bambino in fasce” tale è la potenzialità di evoluzione ed invecchiamento. Grande sapidità, leggero profilo tannico, struttura, espressività enorme, molto giocato ancora sulle durezze. Ritornano in bocca i sentori di acacia, di miele, quella leggera sensazione piccante. Lungo, lunghissimo, avvolge il palato ed invoglia a berne ancora, senza sorta di continuità.
Una bevuta epica. Un vino da tenere assolutamente in cantina. Un vino da prendere ogni anno, conservarlo e tra 10 anni farne una verticale. Che, per quel poco che posso capire io, sarà un tripudio

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