Vino Frizzante Tavernello Rosé – Caviro

Quando in passato, sui social network che frequento, ammisi pubblicamente che volevo assaggiare il Tavernello Frizzante che era reclamizzato in ogni dove, si alzarono voci che dicevano “no, il Tavernello mai” oppure “tanto sappiamo già come è” oppure “non è un vino da degustare e di cui parlare“. E invece la mia filosofia, che ho imparato da due grandi personaggi che sono nel web, ossia Vittorio Rusinà e Stefano Caffarri si basa sui principi “degustare con la mente sgombra da pregiudizi” e “prima assaggiare, poi parlare“.
Siamo qui a raccontarcela che c’è un abisso tra appassionati e grande pubblico, che gli eno-appassionati usano un linguaggio troppo difficile (e quindi diventano eno-snob). Ma il distacco nasce anche dal fatto che i numeri del vino parlano chiaro: un’enorme percentuale di persone compra il vino presso la GDO e guarda il fattore prezzo come componente primaria. Perché il vino è un’abitudine alimentare, non è una ricerca edonistica della piacevolezza, dei profumi e dei sentori. Il vino è alimento, che viene messo in tavola tutti i giorni, da consumare perché fa piacere, perché fa digerire, perché è da sempre che si fa così. Perché è tradizione. E chi non va dal produttore a comprare lo sfuso per poi imbottigliarselo (sempre meno da quanto mi è dato vedere), si rivolge alla GDO. Il Tavernello di Caviro rappresenta, se non erro, il 10% delle vendite del vino presso la GDO. Stiamo parlando di un’azienda che produce milioni di bottiglie, lavora su una produzione annua di circa 500 milioni di litri.
Signori, noi dobbiamo ignorare una realtà del genere? No, non possiamo e non dobbiamo. Anche perchè come dice Jacopo, il Tavernello è un simbolo.
E quindi, con enorme difficoltà e dopo lungo tempo, sono riuscito a reperire una bottiglia di Tavernello Frizzante Bianco ed una di Tavernello Frizzante Rosé (2,49 o 2,69 euro l’una, non ricordo esattamente), entrambe comprate in un supermercato della GDO. Ed ho deciso di partire con il Rosé, che fa 11% (dato su cui riflettere visto che oggigiorno le gradazioni alcooliche dei vini si sono innalzate decisamente).
L’ho servito ad una temperatura di circa 8°. Il colore è un bel rosa tra il cerasuolo ed il chiaretto: luminoso, vivo. Bello da vedere, nulla da dire. Pur essendo frizzante non si può parlare di perlage, non esiste: vedi qua e là qualche bollicina ma nulla di più. I profumi sono inizialmente inesistenti, poi timidamente vengono sentori di frutti rossi (ciliegia e fragola) e una lontano e velato ricordo floreale. Tutti molto tenui e delicati, nulla che salti al naso in maniera netta e palese. L’assaggio mostra una discreta acidità, una sapidità media, alcool contenuto e tannicità pressoché nulla. Però ha una sua rotondità. Non è per nulla pesante e servito fresco va giù molto semplicemente. Si lascia bere, con quella giusta effervescenza che pulisce la bocca. Dal punto di vista tecnico è un vino ineccepibile. Certo, dal mio punto di vista, ha il difetto che è leggero, debole, magro, senza tanta personalità. Ma non ha difetti oggettivi. Non posso dire che è un vino cattivo. E, a dirla tutta, mi viene il sospetto che se trovassimo altri 4/5 vini della medesima tipologia, in una degustazione alla cieca, forse, non sfigurerebbe neppure.
Possiamo stare a discutere ore sul fatto che non regala emozione, che non ha nulla di quello che vado cercando nei vini. Possiamo anche dire che a 4 euro si trovano vini molto più piacevoli ed emozionanti. Ma non è questo il punto. Questo Rosé Frizzante si lascia bere, senza troppe fisime. E questo è il suo scopo per il target per cui è stato pensato. E questo target rappresenta il 60/70% dei consumatori, molti dei quali non capiscono (e soprattutto, forse, non gliene frega nulla) delle nostre degustazioni e del nostro descrivere i vini in un certo modo.
Detto questo, assaggerò anche il Bianco Frizzante: mi aspetto le medesime ritrovate cose di questo assaggio. Anche perché penso che uno dei segreti del successo, oltre al prezzo, sia la standardizzazione del gusto: sai cosa troverai in quella bottiglia. Non è mica una cosa da poco. Regala sicurezza (e per l’azienda si parla di fidelizzazione e fatturato). E, se per chi beve, il vino è un semplice accompagnamento al desinare, allora va bene così……

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