Aglianico del Vulture Doc Il Sigillo 2005 – Cantine Del Notaio

Finalmente ecco un altro contributo “esterno”… in questo caso non possiamo definire il nostro nuovo ospite completamente “sprovveduto”… al contrario, è un sommelier e ha grande esperienza nell’ambito della degustazione e ha già scritto e collaborato con altri siti. Da poco ha anche aperto il suo blog personale e si sta facendo conoscere nel mondo del web. Quindi, dopo Sara, Elena, Bianca, Chiara e Lorella, sono lieto di presentare Davide Marone, che parla di un vino della sua terra di origine, ossia l’Aglianico del Vulture – Il Sigillo 2005 de le Cantine del Notaio.

Ecco cosa ci racconta Davide:
Durante il giorno di Natale sono sceso in cantina a prendere i vini per il pranzo, cercando di azzeccare tutti gli abbinamenti e, girando qua e la, tra la confusione più totale vado verso la parte della cantina dedicata solo all ‘Aglianico del Vulture. Quasi in modo automatico, senza pensare, prendo questa bottiglia cercando velocemente di capire a cosa posso abbinarla. Penso che con il Capretto al forno vada bene ma, l’abbinamento passa in secondo piano, è la curiosità di assaggiarla che prende il sopravvento!
E’ un Aglianico del Vulture un po’ fuori dagli schemi, ottenuto da uve surmature vendemmiate verso la fine di Novembre, e questo mi incuriosisce sempre più visto che sono un amante dell’Aglianico del Vulture tradizionale.
Apro la bottiglia e la lascio ossigenare per circa un’oretta: il colore è un rubino rubino intenso impenetrabile, fitto e subito l’idea è quella di un vino potente e grasso; avvicino il bicchiere al naso e subito in modo netto saltano fuori profumi di confettura, marmellata di more, ciliege, ribes, poi, piano piano roteandi il bicchiere il naso viene avvolto da note speziate che ricordano il cioccolato e il caffè, poi una leggera tostatura e qualche leggero soffio di balsamico. E’ emozionante restare con il naso all’interno del bicchiere, le note calde e mature ti regalano quasi una sensazione di benessere.
In bocca è subito d’impatto, potente ma l’alcol è impercettibile, la morbidezza e la rotondità la fanno da padroni. Il tannino è finissimo ed elegante ed è piacevolissimo in bocca, un sorso tira l’altro! Al secondo sorso mi ritornano in mente tutte le sensazioni olfattive, la confettura di more, il caffè, il cioccolato e la liquirizia che sembrano non finire mai… un sapore armonico e persistente!
Credo che questo vino possa essere una buona alternativa per chi è amante dell’ Amarone e di qualche Sfursat, vini di corpo, potenti ma sostanzialmente morbidi, equilibrati e piacevoli.

Interrompo un attimo il racconto di Davide per dire che io conosco davvero poco la tipologia dell’Aglianico del Vulture: gli unici assaggi sono stati La Drude 2006 dell’Azienda Agricola La Luce, il 400 Some 2006 e il Terre dei Fuochi 2006, entrambi dell’azienda Carbone. E quindi la chiusura di Davide costituisce per me un interessante punto di partenza per iniziare al meglio l’esplorazione di terroir… ecco come chiude il nostro ospite:

Chi, come me, è amante dell’Aglianico del Vulture tradizionale con un tannino marcato, anche se fine, una buona acidità e quella leggera “scontrosità” che ti fa amare questi vitigno potrebbe, assaggiando il Sigillo, farsi un’idea un po’ sbagliata su quello che è il terroir del Vulture!

Allora, amanti del terroir del Vulture e dei suoi vini, cosa ne pensate? Sono curioso di sapere le vostre opinioni….

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