Barbera d’Asti Doc Bricco Garitta 2002 – Cascina Garitina

Per raccontare questo vino ci sarebbe bisogno di lungo tempo e pazienza. E’ come un film di Kieślowski o di Wenders. Anzi, se dovessi paragonarlo ad un grande, grandissimo film, lo paragonerei al “Cielo sopra Berlino” (qui un estratto, forse tra i più emozionanti). Un film che ho fatto fatica a capire e a digerire. Un film che mi è entrato lentamente nell’anima, dapprima provocando disagio, poi innamoramento. E che ora fa parte di me, senza alcun dubbio.
Ecco, questa Barbera d’Asti Doc Bricco Garitta 2002 di Cascina Garitina (di cui avevo già parlato a proposito del Monferrato Rosso Doc Amis 2004) trasuda e ricorda la medesima esperienza. E sto parlando di un vino di cui conosco il produttore abbastanza bene. E lo stimo. E non ho alcun problema a raccontargli, come mio solito, la mia esperienza.
Apro questa bottiglia e inizio a tremare. Tappo leggermente rotto, molto “bagnato” e rosso. Subito molto chiuso, decido di lasciarlo lì. Forse era da scaraffare o decantare: ma preferisco lasciarlo lì, nella bottiglia. Non voglio provocargli un ulteriore shock. Verso lentamente nel bicchiere: ancora un po’ freddo non lascia uscire nulla.
Muro contro muro con il mio naso.
Attendo.
Colore rubino scuro con unghia mattonata, molto cupo e profondo. Temo che il vino non abbia retto il tempo. Che sia oramai compromesso. Ma il naso non aiuta. E non ho il coraggio di assaggiarlo, temo la delusione.
Inizia a scaldarsi e i primi sentori non sono facili da connotare, descrivere ed accettare: note verdi, tanniche, erbacee. Mi viene da pensare ad un cabernet non proprio felice. Nulla che somigli alla barbera. Note scomposte. Ecco i primi sentori che pervengono. Ed un ricordo di un qualcosa di sporco, una botte, una muffa. Insomma, non entusiasmante. Però prende vita. Ma poco dopo le “puzzette”, svaniscono ed iniziano ad arrivare le note di sottobosco, funghi, muschio, foglie bagnate. E man mano che i minuti passano evolvono, viene fuori un frutto che mai mi sarei sognato, la marasca, il mirtillo, la mora ed il lampone, la prugna, una rosa appassita, un garofano. Fiori, spezie, frutto. La liquirizia, il cacao.
Ma per arrivare a questa conclusione devono passare 3 ore.
E lo stesso percorso lo compie per l’aspetto degustativo. All’inizio è molto fredda ed inespressiva, rilasciando anche un leggero sentore sporco che avrei identificato come “tappo”. Però anche questo poi svanisce ed il “miracolo” prende forma: acidità che emerge dapprima timidamente e poi sempre più viva e vivida. Tannino sorprendente, per essere una barbera: anzi, profilo tannico, perchè il tannino è ben altra cosa. Ma c’è astringenza, c’è sapidità, profondità. E dura, dura, dura, a lungo, lasciando frutta, fiori e spezie.
Insomma, a 3 ore dall’apertura della bottiglia il vino c’è.
Ed è una grande, scusate, grandissima barbera. Emozione pura, stupore e meraviglia.
8 anni sulle spalle e sentori che cambiano, evolvono, diventano sempre più ricchi e profondi.
Una bottiglia che si trasforma da delusione e trionfo, da film difficilmente digeribile a film che segna ed entra nell’anima. Perché ci sono persone, film o vini, ossia emozioni, che arrivano nella tua vita e ti fanno capire tante cose. Che nulla è ciò che sembra, che tutto può mutare.
Ecco, questa barbera la porterò con me, in me, per lungo tempo: perchè ti fa capire che le emozioni vanno attese. E godute al momento opportuno.

Tags:

About enofaber