Medaillon Cabernet 2008 – Thalvin, Domaine Ouled Thaleb

Bhè, quando mio padre tornò dal Marocco, sua patria natia (lui nacque a Tangeri, da genitori italiani che se andarono durante il fascismo in quella terra), con questa bottiglia di vino, non ci credevo. Ossia, quanti di voi sanno che in Marocco si produce vino? Io non lo sapevo, onestamente… Ci troviamo, per l’esattezza, a 40 km da Casablanca, vicino al mare se la comprensione del francese non mi tradisce. Il produttore si chiama Thalvin ed il Domaine è Ouled Thaleb. In questo caso ci troviamo di fronte ad un Medaillon Cabernet del 2008 (alcuni siti parlano del Medaillon come di una tipica varietà che cresce solo nel nord-Africa e la mia ignoranza prende per vera, seppur con il beneficio del dubbio, questa notizia): vino che è alla fine un bell’uvaggio di Cabernet Sauvignon (60%), Merlot (30%) e Syrah (10%) e che si rivela essere, a modo suo, una piacevole bevuta. Che comunque mi fa capire molto sui gusti enoici di mio padre.
Un vino ben fatto: e uso questa espressione non a caso. Molto preciso, netto, in ogni sua parte. Un vino “esatto“, interessante e per certi versi “piacione” o se vogliamo usare un termine un po’ più deciso “ruffiano“. Il colore è rubino pieno, con una bella presenza di unghia purpurea, che indica comunque un vino giovane. Consistente, nonostante quest’idea di giovinezza, con molta materia. Al naso vi è una componente speziata molto decisa e piccante, che parte dal pepe, passando allo zenzero per arrivare ad una nota quasi balsamica che potrebbe ricordare la macchia mediterranea, con le bacche di ginepro. Poi ci sono i frutti, molto lontani ed in secondo piano e in ultima battuta, che emerge lentamente, un profilo “minerale” netto. Il tutto avvolto da un persistente sentore di legno, non fastidioso, ma discretamente evidente.
In bocca viene fuori la sua natura “esatta”: rotondo il giusto, sapido il giusto (anche se è forse l’aspetto che più emerge alla fine), morbido il giusto, tannico il giusto. Insomma, un vino, per ripetermi, esatto e piacione. Buona bevuta, senza alcun dubbio. Ma che non esprime nulla di particolare. Non sò, forse la mia fantasia vola troppo, ma da un vino del Marocco mi aspetterei molte spezie (cosa che c’è al naso ma non in bocca), magari leggermente rustico, selvatico, selvaggio, un vino “berbero”, un vino “solitario”. No, purtroppo la mia fantasia non viene accontentata.
Però, ripeto, una buona bevuta; buona ma non emozionale od emozionante.

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