Toscano Rosso IGT Il Segreto di Giorgio 2007 – Azienda Agricola Crociani

Bottiglia n. 2899.
Questo vino è un omaggio alla memoria di un uomo speciale. Sul sito e sull’etichetta non si trovano altre informazioni. Non c’è uvaggio, non ci sono tipologie e tempistiche di affinamento. Nulla.
No, questo è un omaggio, un atto d’amore. Amore e morte, Eros e Thanathos. Talvolta gli amori finiscono, o per il tempo o per ragioni naturali o per chissà quali altri motivi. E spesso da una morte “spirituale” può nascere un nuovo amore. O perpetrare l’amore trascendendo la materialità e la fisicità. In questo caso si sta parlando di una forma di amore che non conosco, quella tra fratelli. Io son figlio unico e quindi certi meccanismi non li riesco a comprendere. Posso solo sperare di immaginarli. Però in quanto essere senziente e sensibile conosco la lacerazione che provoca la fine di un amore, di qualunque natura possa essere.
Qui purtroppo stiamo parlando di morte fisica, di scomparsa prematura e di una donna che si è caricata sulle spalle l’azienda di famiglia e la sta portando avanti, nonostante la morte di un fratello che lei definisce essere “uomo speciale“. E di fronte a tutto ciò, quale è il significato di uvaggi, affinamenti o tecnicismi vari? Nessuno, proprio perchè questo è un atto d’amore.
Oltretutto ben riuscito dal punto di vista “tecnico”.
Ho disatteso quanto scritto nella controetichetta, ossia il degustarla in compagnia di amici fidati e lasciandosi andare a chiacchere e confidenze. Questa sera l’ho degustata da solo, parlando con me stesso e riflettendo su questi intrecci di cose che nascono e cose che muoiono. Ed eccomi davanti ad un monitor, con il bicchiere pieno e la mente ancora più piena, che provo a tradurre in parole una piccola parte delle emozioni raccolte assaggiando questo vino.
Toscano Rosso IGT Il Segreto di Giorgio 2007 dell’azienda Crociani (di cui avevamo già parlato qui e qui), vino piacevole, schietto ed immediato.
Bel colore rubino pieno, con qualche bagliore granato ma proprio leggero leggero. Ha materia, il colore è fitto, quasi impenetrabile. Al naso arriva subito con note fruttate di frutti di bosco e una leggera speziatura leggermente piccante (farà passaggio in legno??? boh!), forse qualche ricordo di fiori, sembra la viola (tiro ad indovinare: sangiovese???): sentori netti e piacevoli, non c’è grande complessità però è “suadente” e piacevole (e non piacione, come spesso dico di altri vini). Ecco, è la semplicità che domina questo vino. E la stessa semplicità la si ritrova in bocca, con una decisa acidità e una discreta sapidità, abbastanza morbido, tannini presenti ma mai eccessivamente astringenti. Alcool che sostiene ma non sovrasta. Insomma, una bevuta immediata, semplice, un vino che scivola via lieve lieve. Ed il bicchiere non resta mai vuoto. Se proprio vogliamo trovare un piccolo difetto è l’acidità un po’ troppo dominante. Ma sono sottigliezze. Questo non è un vino da degustare punto e basta: è una bottiglia da aprire con del formaggio, del salame, del pane e degli amici. E’ il classico vino della convivialità. E’ vino. E’ ciò che spesso dimentichiamo ciò che dovrebbe essere il vino: ossia un modo per stare assieme, fare “caciara”, creare allegria. Convivialità.
E come se non bastasse è anche un atto d’amore.
Scusate, ma già solo per queste ragioni questo vino merita di essere degustato e ricordato. E, ripetendosi, è pure buono e piacevole. Avete forse qualche altra richiesta? Io no. Gioisco, continuo nei miei pensieri e riempo per l’ultima volta il bicchiere.
Chapeau, Susanna…. e un brindisi a Giorgio 🙂

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