Verticale Erbaluce Passito Riserva 1999-2001 – Filiberto Gnavi

Filiberto Gnavi è un signore di quasi 90 anni che ha fatto Erbaluce Passito (solo Passito) fino al 2002. Poi, per l’età ha affittato i propri vigneti a terzi. Ma arrabbiato ed infastidito per il modo in cui veniva trattata la sua terra, nel 2008 si è ripreso tutto ed ha iniziato nuovamente a produrre da solo. Stiamo parlando di un piccolissimo produttore che non supera le 2000 bottiglie all’anno. Insomma, la nicchia della nicchia. E quando alcuni colleghi del corso da sommelier mi hanno contatto offrendomi la possibilità di fare questa mini verticale non ho potuto resistere. Dal 2001 al 1999, 3 vini, un unico stile che si “spalma” su 3 annate differenti. Vino non facile, non immediato. Gli appunti che cambiano e si contraddicono man mano che passano i minuti, man mano che ci si confronta con gli altri. Insomma, un vino tutt’altro che lineare, che lascia parlare molto il vitigno e l’annata e lascia pochissimo spazio a personalismi o infelici tentativi di dominare il vitigno ed il terroir. Ecco un vino della terra, non un vino da enologo.
Si inizia con il 2001: mi stupisco per il colore ambrato molto scuro, limpido, ma non particolarmente brillante. Sembra leggermente stanco, con un’unghia granata. Ma non emerge certo per brillantezza. Ma la potenza olfattiva è di primo piano: a 30 cm dal bicchiere vengono subito fuori profumi e sentori netti e puliti. Si parte con note smaltate, di vernice, abbastanza tipiche ed una leggera ossidazione, che svanisce immediatamente. E da questo punto in poi la strada della tipicità è in discesa: fichi, frutta candita, caramello. L’unica nota leggermente fuori dal coro è la pungenza dell’alcool che emerge con una certa decisione. In bocca è evidente una linea “discontinua”: per dirla in altre parole entra subito con una bella acidità, che svanisce per lasciare posto alla morbidezza, che a sua volta svanisce lasciando posto alla sapidità, che a sua volta cede il passo agli zuccheri. Insomma non è una bevuta “orchestrale” se mi passate il termine: è come se si riunissero una serie di grandi solisti e se ognuno di loro avesse un minuto di tempo per esprimere il meglio di sè. Decisamente persistente chiude con la nota tipica della nocciola ed un ricordo di tostato e affumicato che avvolge la bocca per lungo tempo. Interessante, nonostante la discontinuità.
Si passa poi al 2000: il colore è sempre ambrato, ma molto più vivo e brillate. Molto bello ed affascinante. Al naso, a differenza del precedente campione, parte molto lento, chiusissimo. Anche qui la prima sensazione è quella dell’ossidazione e dello smalto: ma il tutto è molto più voltatile e svanisce per lasciare post rapidamente a ricordi di erbe officinali e fiori secchi. Poi arrivano, lenti ed in sordina, i sentori più tipici e fruttati. Dà l’idea, alla fine, di essere giocato molto più sull’eleganza, mentre il precedente era giocato su note più decise… In bocca l’ingresso è più pungente ed acido, mostrando però maggiore rotondità ed equlibrio tra le varie parti. Anche qui torna il sentore di nocciola, però meno tostata ma più caramellata. Bella bevuta anche se alla fine il residuo zuccherino si conferma essere molto elevato rendendo il tutto più stucchevole e faticoso da apprezzare al secondo assaggio
E infine si passa al 1999: sarebbe senza ombra di dubbio il campione più interessante ed affascinate. Dico sarebbe perchè una nota sporca macchia la sua performance, sia al naso sia in bocca. Il colore è decisamente meno scarico rispetto ai precedenti, meno profondo e più “esile”. Anche meno materico e consistente. Se si riesce ad escludere la nota sporca, il profilo del naso è davvero notevole, con sentori eterei, di muschio, di fiori secchi e di frutta candita, datteri e fichi in primis. Anche qui una leggera pungenza, ma è oramai la nota tipica di questi assaggi. In bocca, come al naso, non è pulito: persiste questa nota stonata che vela il tutto. Se non fosse per questo sarebbe davvero notevole, per acidità complessità e morbidezza, anche se, almeno all’inizia, somiglia al 2001 per l’andament0 leggermente “claudicante” e non sinfonico. Poi trova un suo equilibrio; ma peccato, davvero peccato, per lo sporco che viene fuori.

Stiamo parlando di 3 passiti di Erbaluce di Caluso d circa 10 anni. La loro resistenza e tenacia, il loro saper evolvere è davvero di buona qualità, anche tenendo conto del fatto che è una produzione semi-casalinga e che le bottiglie vengono intorno ai 15/20 euro l’uno, prezzo assolutamente in linea con produttori ben più blasonati ma forse meno emozionanti.
Restano alcune perplessità su certe note stilistiche (pungenza, andamento discontinuo in bocca), ma alla fine è un assaggio che vale la pena di affrontare…. se non altro per conoscere ancora di più questa meravigliosa terra chiamata Canavese….

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