3 domande a… Monica Pisciella (Wineup)

L’idea dei condivisione e di apertura all’esterno era proprio partita da quel post pubblicato a settembre in cui Filippo Ronco si prestò a rispondere a 3 domande sul mondo del vino. Questa volta tocca a Wineup, al secolo Monica Pisciella, che oltre ad essere un’appassionata, è in primo luogo una professionista della comunicazione nell’ambito del vino e dell’enogastronomia in generale. Anche lei sì è cortesemente prestata a rispondere a 3 domande. E ora, bando alle ciance, lasciamo parlare Monica, che di cose da dire (ed insegnare) ne ha un sacco….

Completa questa frase. Il vino è……
A costo di apparire banale ti dirò che il vino per me è prima di tutto passione ed emozione; mio padre è un collezionista di Barbaresco e fin da piccola ricordo di aver guardato gli scaffali dove riposavano le bottiglie in cantina con un misto di curiosità ed una punta di timore reverenziale. Ma vino per me significa anche l’intensità di un rapporto al femminile con il prodotto ed il terroir, fatto di contatto e fisicità, che mi piace riscoprire ogni giorno e da cui amo continuare a farmi sorprendere, ogni volta come fosse la prima.
Occupandomi di comunicazione, inoltre, credo sia naturale dirti che per me il vino è anche “visione”, intesa come la percezione di un’identità, di un insieme di valori che caratterizzano il produttore ed il vino che ne è il figlio, e che credo sia fondamentale riuscire a trasmettere agli appassionati, ai consumatori, ed in particolare alle donne, affinché possano conoscerlo meglio ed apprezzarlo.

L’uso del web e dei social network sono imprescindibili per l’evoluzione e la crescita dell’ambito “food&wine”? E la stampa cartacea tradizionale cederà il passo o continuerà a vivere dal tuo punto di vista?
Il web è strumento che permette la visibilità dei contenuti nell’immediatezza del tempo e nell’infinità dello spazio. Credo questo lo renda il mezzo in assoluto più potente del nostro tempo.
I social network hanno contribuito alla rivoluzione della comunicazione, favorendo l’interconnessione tra persone ai poli opposti del globo. Oggi attraverso un semplice gesto possiamo raccontare e mostrare al mondo immagini in tempo reale del vino che stiamo degustando a cena con gli amici, oppure dell’ultima creazione di uno chef, o delle vigne in cui ci siamo immersi, di ciò che accade ad un evento e chissà quant’altro. La parola d’ordine oggi è condivisione, la possibilità di dare voce ed un luogo comune di dialogo – una sorta di moderna agorà – ad aziende e produttori wine&food, chef, consumatori, enoappassionati, gastrocuriosi dove il parere di un amico al momento dell’acquisto di un vino o della scelta del ristorante val ben più di una guida.
Mi pare una grande opportunità per le aziende del settore. L’unico limite è quello della creatività dei singoli, la capacità di “immaginare” strategie e contenuti innovativi. Sarebbe davvero un peccato non sfruttarlo!
Ma non credo affatto che il web sostituirà la carta stampata, anzi! Come sai fanno entrambi parte del mio lavoro e li considero mezzi del tutto complementari; penso che una buona strategia di comunicazione debba nella maggior parte dei casi saper prevedere l’utilizzo sinergico di entrambi.

Prima di conoscerti di persona, seguivo il tuo blog e rimasi colpito dall’attenzione dedicata all’Australia, che da noi è pressoché sconosciuta. Ci racconti un po’ di questa tua esperienza?
L’Australia ha sempre esercitato su di me un fascino particolare, poiché racchiude in sé un po’ la sintesi degli opposti: la bellezza della natura incontaminata e delle moderne metropoli, gli immensi spazi aperti, il deserto ed anche il mare tutto da esplorare.
La mia tesi di laurea in Economia ha avuto come argomento il marketing internazionale del vino, in particolare il confronto tra le strategie delle aziende e del governo australiani e di quelli italiani.
La passione si è tradotta in un anno di ricerca e di studio di documenti, testi, dati statistici e strategie delle principali aziende di entrambi i Paesi. Ho avuto la possibilità di approfondire alcune tematiche su lavori di ricerca di alcune università australiane, dove già parecchi anni fa si facevano studi sulle dinamiche di scelta e di consumo, in particolare dei giovani e delle donne, sullo stretto legame tra vino e cibo e sulle sinergie ottenibili attraverso la loro promozione congiunta, unitamente a quella del terroir d’appartenenza.
Devo dire che ancora oggi, ogni tanto, vado a sfogliare alcune pagine di quella documentazione e scopro sempre con stupore quanto sia ancora attuale, nonostante sia passato ormai tanto tempo.

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