Aged Tawny Port 10 year old – Fonseca

Non amo particolarmente i vini liquorosi. E ho sempre avuto una certa difficoltà a berli, sia per l’alcool sia per quella sensazione di dolce che tapezza il palato. Però una volta ogni tanto non ci sta male un bicchierino di Porto, così, tanto per gradire e regalarsi una bevuta “dolce” ma decisa.
Ecco, il Porto, ottenuto dall’assemblaggio e dalla vinificazione di 5 vitigni differenti (Touriga Nacional, Tinto Cao, Tinta Barroca, Tinta Roriz e Touriga Francesa), se abbinato a qualcosa di cioccolatoso, può essere davvero interessante ed affascinante. Questa sera ho deciso di degustarlo da solo, senza accompagnamento e soprattutto a distanza di circa un anno dall’ultima volta che ho assaggiato un Porto.
Aged Tawny sono quei vini che hanno almeno 10 primavere sul groppone e hanno avuto un affinamento in botti tendenzialmente scolme, in modo da favorire i processi ossidativi e l’estrazione di sentori molto particolari (i Tawny possono invecchiare anche 40 anni ed oltre; NB: come mi ha fatto notare un lettore, “ci sono Porto ultracentenari. In commercio trovi oltre 40 anni ma sono sempre e comunque dei blend di porto dove l’età minima è quella indicata in etichetta. Per esempio un Porto di 10 anni può avere parti di Porto di 150 anni. Il blend viene fatto in modo che venga garantito lo stesso carattere alla stessa tipologia di Porto” [cit.]). Quindi, di fronte a questo fatto, un Porto di 10 anni è da considerarsi alla stregua di un infante, di un giovin virgulto. Eppure ha già una certa complessità…
Colore rubino scarico con riflessi granato (molto da nebbiolo, tanto per fare un paragone un po’ azzardato), nel bicchiere scivola lento lento… tanta glicerina, tanto alcool, tanta sostanza… ed infatti il primo sentore che emerge è una certa pungenza dell’alcool, che poi lascia spazio alla frutta sotto spirito (ciliege, frutti di bosco), qualche ricordo delle spezie dolci dovuta al passaggio in legno e un non so che di tostato, un ricordo che mi fa pensare alla nocciola.
L’assaggio, non so perchè, mi fa venire in mente un pirata, un Jack Sparrow, tanto per capirci: suadente, magari ruffiano, ma allo stesso tempo deciso e potente, che va diritto al punto. Insomma, bel residuo zuccherino, alcool importante e acidità di una certa rilevanza. Il bastone e la carota, la dolcezza e la durezza. Contrasti che si alternano in bocca, seppure alla fine trionfi l’aspetto zuccherino appesantendo un po’ la bevuta e non facendomi andare al di là del primo bicchiere. Ha una persistenza davvero invidiabile e un’ottima corrispondenza naso/bocca, con i frutti di bosco che ritornano e quella sensazione di nocciola tostata che prosegue e resta lì, appesa, per lungo tempo.
Meglio da accompagnare a del cioccolato. La degustazione in solitaria è per me davvero ostica… ora vado a saccheggiare la calza della befana di mio figlio per contrastare questo senso di stucchevole che sta invadendo la bocca…. 🙂

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