Birra doppio malto extra strong HY Cuvée – Zago

Un caro amico, uno di quelli che definisco tranquillamente essere un Amico con la A maiuscola, è un appassionato sia di vino sia di birra, pur avendo una maggiore “predisposizione” per le seconde. E’ un Amico, che spero presto di poter ospitare qui sul mio blog, che non ha mai fatto corsi di degustazione o da sommelier, ma che sa il fatto suo. Nella vita fa l’infermiere in un pronto soccorso e quindi ha imparato (o sta imparando) sulla sua pelle a discernere le questioni importanti delle vita da quelle secondarie. E come se non bastasse è il mio correttore di post “nascosto“, visto che mi segnala sempre via email i vari strafalcioni che escono da queste dita e di cui io non mi accorgo…. ma spero, come detto prima di poter parlare in maniera più approfondita di lui quando mi fornirà un suo post (e sono certo che arriverà presto)…
Questa birra è un suo dono, è il dono “natalizio” e non ho avuto pazienza di aspettare troppo tempo. Messa in frigorifero ho desiderato assaggiarla subito. Birra doppio malto extra strong HY Cuvée della Zago, azienda della provincia di Pordenone, non è sicuramente una birra facile. E non è immediato lo scriverne: le sensazioni sono davvero tante, contrastanti con il passare delle ore. Birra di una certa complessità ed importanza, che richiede cibo, tempo e pazienza nel saperla attendere nel bicchiere. Doppio malto, con tripla rifermentazione in bottiglia, 11%, è una birra da degustare, certamente non da bere mangiandosi una pizza.
Il colore è ambrato, con evidenti tonalità mattonate e granata: non è del tutto limpida, mostra una leggera opalescenza ma per nulla fastidiosa o poco invitante. Anzi, al contrario è un colore che incuriosisce perchè non è né simile alle birre pastose tipo la Guinness ma neppure così immediata o semplice come potrebbe essere una doppia malto di fattura industriale… al naso il primo sentore più evidente è la liquirizia, seguita immediatamente da ricordi affumicati e speziati, quasi di caramello e di spezie orientali, leggermente dolci. Il profilo olfattivo è infatti giocato più su note dolci rispetto a quelle piccanti o “luppolose” (il termine spero non sia troppo estremo per i puristi, ma si sa che io non sono un esperto di birra): a chiudere ricordi fruttati che rimandano alle prugne. Non sò se fa passaggio in legno, ma un ricordo di vaniglia e di “legnoso” lo regala, alla fine, in qualche modo.
In bocca entra decisa e avvolge il palato con decisione e pienezza, partendo dapprima su note amarognole e di luppolo, ma finendo, ahimé, su sentori e ricordi più dolci che appesantiscono leggermente la bevuta. L’alcool di sente tutto, i suoi 11% si fanno sentire con una certa decisione e i ricordi che lascia vanno dalla castagna ad un vago ricordo di caffè e cioccolata amara (infatti l’assaggio accompagnato ad un pezzo di cioccolato si sposava divinamente). A mio avviso è una birra da proporre anche con formaggi molto stagionati se non addirittura erborinati e con sentori piccanti modo decisi, in modo che la chiusura “dolciastra” che non mi entusiasma possa essere leggermente smorzata e contrastata, rendendo la beva più appassionante. Ottima persistenza e struttura davvero imponente.
Birra di grande spessore e di grande profondità, a cui si può imputare questo piccolo difetto di una chiusura troppo dolce per i miei gusti. Però davvero un prodotto interessante e notevole.
Un gran bel regalo di Natale.
Grazie Amico mio….

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